Storia
21 ago 2026

Il traguardo dei 40.000 miliardi di dollari di debito mette a nudo il fallimento condiviso di Washington

Il debito americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari, riaccendendo gli allarmi su inflazione, costi per interessi e instabilità fiscale. I critici di entrambe le parti concordano sul fatto che la crisi stia peggiorando, ma il Congresso non ha ancora un piano credibile per invertire la rotta.

Il debito pubblico americano ha superato i 40.000 miliardi di dollari, trasformando un avvertimento fiscale astratto in un atto di accusa politica: amministrazioni successive hanno ampliato il ricorso al debito mentre il Congresso continua a non riuscire a mettersi d’accordo su come contenerlo.

Il traguardo riflette la spesa accumulata sotto entrambi i partiti. La lettura progressista sottolinea che l’ex presidente Donald Trump ha approvato 8,4 trilioni di dollari di nuovo debito nel suo primo mandato, in gran parte legato agli aiuti per la pandemia, mentre il presidente Joe Biden ne ha approvati altri 4,3 trilioni. Evidenzia anche l’attuale stallo al Congresso sul finanziamento del governo e avverte che l’indebitamento può alimentare l’inflazione, soffocare altre priorità e ridurre la capacità del paese di rispondere alle emergenze. Maya MacGuineas del Committee for a Responsible Federal Budget ha dichiarato: “Più prendiamo in prestito, più esacerbiamo l’inflazione, riduciamo lo spazio per altre priorità nel bilancio e ci rendiamo vulnerabili alle emergenze interne e ai disordini all’estero.”

La lettura conservatrice pone maggiore enfasi sul disallineamento strutturale tra spesa federale e entrate. La presidente del Bipartisan Policy Center Margaret Spellings ha affermato: “I nostri programmi federali spendono molto più di quanto il governo incassi”, mentre l’analista del Cato Institute David Ditch ha sostenuto che il debito sta già producendo “effetti economici molto tangibili” per gli americani. Questa prospettiva collega l’impennata del debito all’inflazione elevata, all’aumento dei pagamenti per interessi e alle pressioni incombenti su Social Security e Medicare.

Le due interpretazioni differiscono soprattutto per l’accento che mettono, non per la diagnosi. Una sottolinea la responsabilità bipartisan e i rischi immediati dell’indebitamento; l’altra mette in luce i programmi di welfare, la spesa automatica e l’impatto inflazionistico degli esborsi dell’era pandemica. Entrambe indicano un divario crescente tra ciò che Washington promette e ciò che può finanziare in modo sostenibile. Con i pagamenti netti per interessi che raggiungeranno 1,03 trilioni di dollari nell’anno fiscale 2025 e in assenza di una strategia credibile del Congresso all’orizzonte, la soglia dei 40.000 miliardi appare meno come un traguardo simbolico e più come una misura della paralisi politica.