Storia
28 ago 2026

Il quasi incidente di Marine One ha messo in luce un sistema di allerta che aveva già fallito

Un’indagine preliminare ha rilevato che i controllori di Marine One e del Reagan National erano a conoscenza dei problemi di comunicazione prima dell’incidente del 4 agosto, eppure sia il metodo di allerta principale sia quello di riserva hanno fallito nuovamente.

L’incidente aereo del 4 agosto che ha coinvolto l’elicottero Marine One del presidente Donald Trump è diventato un test per verificare se le misure di sicurezza dell’aviazione di Washington funzionino nella pratica o esistano soltanto sulla carta. Un jet commerciale è decollato dal Ronald Reagan Washington National Airport poco dopo che l’elicottero si era alzato in volo, nonostante le procedure previste per mantenere separati i due velivoli.

Il punto centrale non è semplicemente che due velivoli si siano trovati brevemente in volo contemporaneamente. Gli investigatori affermano che i piloti di Marine One e i controllori aeroportuali avevano già individuato problemi di comunicazione inaffidabile nei giorni precedenti e avevano concordato una procedura di riserva. Anche quell’accordo ha fallito quando si è verificato l’incidente.

La ricostruzione di orientamento liberal sottolinea i segnali d’allarme istituzionali. Secondo tale ricostruzione, i controllori avevano sollevato dubbi sulle comunicazioni circa una settimana prima dell’incidente e il normale protocollo — interrompere le partenze dei voli commerciali dopo aver ricevuto dal Pentagono un preavviso di tre minuti — non è stato seguito. L’episodio ha inoltre riacceso l’attenzione sulle procedure adottate dopo la collisione in volo del gennaio 2025 nei pressi del Reagan National, che ha causato 67 vittime.

La ricostruzione di orientamento conservatore presenta una cronologia operativa più dettagliata, sottolineando che l’equipaggio di Marine One ha tentato entrambe le modalità di notifica disponibili. La chiamata radio iniziale non è andata a buon fine; è fallito anche un inoltro tramite la Joint Base Anacostia-Bolling. Il contatto è stato stabilito solo dopo che l’elicottero aveva raggiunto la quota di volo, quando il volo passeggeri era già decollato.

Le due ricostruzioni convergono sul guasto nelle comunicazioni, ma ne sottolineano aspetti diversi. Una evidenzia un fallimento prevenibile del sistema di sicurezza e il fatto che le autorità fossero state avvertite in precedenza. L’altra mette in risalto gli sforzi dei piloti, l’assenza di una collisione e la valutazione del governo secondo cui l’evento non ha costituito un quasi incidente pericoloso. La FAA ha dichiarato che i velivoli non si sono avvicinati a meno di circa 0,82 miglia nautiche in senso laterale e 700 piedi in senso verticale, mentre la Casa Bianca ha affermato che Trump non è mai stato in pericolo.

L’indagine della NTSB è ancora in corso e lascia irrisolta la questione principale: si è trattato di un guasto isolato nelle comunicazioni o della prova che le misure di sicurezza per i viaggi aerei presidenziali restano fondamentalmente fragili?