Storia
28 ago 2026

La NASA vuole mettere i centri dati per l’IA in orbita, ma i problemi più difficili potrebbero seguirli fin lassù

Jared Isaacman sostiene che i centri dati in orbita potrebbero allentare la pressione sulle reti elettriche sotto stress, mentre i critici sottolineano i rischi legati al calore, ai costi, alla capacità di lancio e al traffico spaziale, che rendono la proposta tutt’altro che pratica.

L’amministratore della NASA Jared Isaacman ha rilanciato una risposta futuristica a un problema molto terrestre: spostare fuori dalla Terra i centri dati ad alto consumo energetico dedicati all’intelligenza artificiale, prima che mettano in crisi le comunità e le reti elettriche. La proposta promette un’abbondanza di energia solare, ma trasferisce il peso dalle infrastrutture locali a un ambiente orbitale ostile e inflessibile.

Isaacman ha presentato l’idea sia come una soluzione energetica sia come un imperativo strategico, affermando: «Portiamo i nostri centri dati, mettiamoli in orbita terrestre e sfruttiamo quel reattore a fusione gratuito che è là fuori per noi» per competere sia nella corsa allo spazio sia in quella all’IA. La sua argomentazione si inserisce nella spinta più ampia del presidente Donald Trump e delle aziende tecnologiche a una rapida espansione dell’IA, mentre residenti e amministratori locali contestano il consumo di elettricità e acqua dei centri dati, il rumore e l’impatto sui costi delle utenze.

Il contrasto è tra una richiesta politica a breve termine e una scommessa ingegneristica a lungo termine. Sulla Terra, i centri dati possono contare su reti elettriche, sistemi di raffreddamento e infrastrutture di comunicazione già consolidate, anche se spesso a costi considerevoli per le comunità. In orbita, l’energia solare è abbondante, ma il calore generato dalle apparecchiature informatiche è difficile da dissipare. Produrre e lanciare l’hardware necessario sarebbe costoso, mentre una maggiore popolazione di satelliti potrebbe intensificare i rischi di collisione e complicare la gestione del traffico spaziale.

Il concetto non è limitato alla NASA. Il Government Accountability Office ha individuato nelle strutture orbitali un possibile modo per ridurre la domanda di risorse terrestri, mentre Elon Musk ha parlato di costellazioni fino a un milione di satelliti. Secondo quanto riferito, il progetto Suncatcher di Google prevede 81 satelliti, mentre la startup Starcloud ne ha proposti fino a 88. Questi piani indicano un interesse commerciale crescente, ma sottolineano anche la portata della sfida infrastrutturale, normativa e legata alla sicurezza.

Per ora, i centri dati in orbita vanno intesi soprattutto come una visione per allentare la pressione, più che come un sostituto pronto per uno sviluppo responsabile sulla Terra. Potrebbero ridurre la concorrenza per il territorio e l’elettricità, ma non possono eliminare i costi; si limitano a trasferirli ai sistemi di lancio, alla gestione termica e a uno spazio orbitale comune sempre più affollato.