Storia
1 set 2026
Un secolo di petrolio venezuelano incontra anni di promesse rinviate alla pompa di benzina
La Casa Bianca presenta l’accordo sul Venezuela come una storica espansione dell’accesso degli Stati Uniti all’energia, mentre gli analisti avvertono che infrastrutture danneggiate, incertezza politica e dettagli contraddittori potrebbero tenere lontani per anni i benefici sulla produzione e sui prezzi della benzina.
L’amministrazione Trump sta descrivendo un ampio accordo sul petrolio venezuelano come una svolta strategica, ma i benefici promessi si scontrano con una realtà più lenta e incerta: portare sul mercato le vaste riserve del Paese potrebbe richiedere anni, non mesi.
Secondo la Casa Bianca, North American Blue Energy Partners riceverà concessioni della durata di 100 anni riguardanti 17 giacimenti petroliferi con circa 65 miliardi di barili di riserve comprovate. L’amministrazione descrive l’intesa come un importante investimento statunitense e un’iniziativa per l’accesso all’energia, negoziata con la presidente ad interim venezuelana Delcy Rodriguez e il Segretario di Stato Marco Rubio.1
L’interpretazione più scettica si concentra su ciò che l’accordo non mostra ancora. I suoi termini non sono stati pubblicati integralmente, lasciando aperte domande sulla legalità, sul finanziamento e sulla possibilità che i futuri governi di Washington o Caracas lo rispettino. «Non è stato pubblicato nulla, quindi stiamo ancora operando sulla base di tweet e voci», ha dichiarato David Goldwyn, ex inviato del Dipartimento di Stato per l’energia.2
Le due prospettive concordano sul fatto che il Venezuela possieda un potenziale enorme, ma divergono nettamente sui tempi e sull’impatto. L’amministrazione indica un obiettivo iniziale di produzione di 1,5 milioni di barili al giorno e quasi 100 miliardi di dollari di potenziali investimenti privati. Gli analisti ribattono che attualmente il Venezuela produce circa 1,2 milioni di barili al giorno, mentre le sue infrastrutture obsolete, l’inaffidabilità della rete elettrica e i terminali di esportazione congestionati costringono già le petroliere ad attendere settimane per il carico.
Questa strozzatura rende particolarmente difficile mantenere la promessa del presidente Trump di «ridurre sostanzialmente i prezzi della benzina per tutti gli americani, a lungo nel futuro».2 Goldwyn stima che i giacimenti della Fascia dell’Orinoco potrebbero richiedere da cinque a sette anni per fornire un aumento significativo dell’offerta, mentre una ripresa più ampia della produzione potrebbe richiedere circa 180 miliardi di dollari entro il 2040.
Le cifre principali dell’accordo sono quindi chiare, ma il suo significato pratico non lo è. Potrebbe infine ampliare l’offerta e rafforzare l’influenza degli Stati Uniti sul petrolio venezuelano; nel breve termine, tuttavia, è improbabile che contribuisca ad abbassare i prezzi alle pompe americane — e persino la durata della concessione resta contestata, con funzionari venezuelani che descrivono un accordo di 25 anni.2