Storia
3 set 2026

La scommessa petrolifera di Trump sul Venezuela promette il dominio energetico, ma rischia di ritardare la democrazia

L’accordo conferisce a una società sostenuta dagli Stati Uniti un ampio controllo sul petrolio venezuelano, ma termini contraddittori, questioni legali e una produzione rinviata indeboliscono le affermazioni su carburanti più economici e una transizione democratica.

L’amministrazione Trump presenta l’accordo petrolifero con il Venezuela come una svolta strategica: controllo americano su vaste riserve, nuovi investimenti per Caracas e un possibile colpo all’influenza cinese e russa. I critici vi vedono qualcosa di più inquietante: un trasferimento a lungo termine di leva negoziato senza un governo venezuelano eletto.

In base all’accordo, North American Blue Energy Partners riceverebbe concessioni che coprono 17 giacimenti e circa 65 miliardi di barili di riserve accertate. La Casa Bianca afferma che il Pentagono deterrà una quota del 35%, mentre Washington potrà acquistare il 20% della produzione al costo e rivendicare il diritto di prelazione sul resto. I funzionari descrivono la struttura come un modo per ricostruire il Venezuela e rifornire la Riserva strategica di petrolio degli Stati Uniti, definendola “un accordo molto standard.”

I sostenitori sostengono che il patto allinei la sicurezza energetica con la ricostruzione. Un funzionario statunitense ha affermato che i proventi del petrolio potrebbero contribuire a creare “una piattaforma economica stabile per ripristinare la democrazia venezuelana”, consentendo al contempo a un futuro governo eletto di ereditare un’economia funzionante. Anche la copertura conservatrice presenta l’accordo come una battuta d’arresto “importante” per la Cina e una spinta alla sicurezza energetica americana, pur ammettendo che non influirà in modo sostanziale sui prezzi della benzina nel breve periodo.

Le obiezioni sono sia democratiche sia pratiche. L’opposizione venezuelana sostiene che Washington stia rafforzando Delcy Rodríguez—ex vicepresidente di Maduro—senza prima ripristinare le elezioni. Anche la durata riferita dell’accordo varia notevolmente: la Casa Bianca parla di 100 anni, mentre Rodríguez l’ha descritta come di 25. I critici sostengono che il suo scopo sia vincolare i futuri governi venezuelani prima che gli elettori possano esaminarlo, definendo l’intesa una “predazione di beni.”

Anche il promesso ritorno economico è lontano. Le infrastrutture del Venezuela richiedono investimenti enormi e il suo greggio pesante e ricco di zolfo è difficile da raffinare. Un’analisi stima che la produzione potrebbe aumentare di soli 100.000 barili al giorno entro la fine del 2027—circa lo 0,1% del consumo globale. Il segretario Marco Rubio ha comunque definito l’accordo “una vittoria enorme” che metterebbe al sicuro le riserve e abbasserebbe i prezzi della benzina negli Stati Uniti.

Questo contrasto coglie il punto centrale della disputa: i sostenitori vedono una leva in grado di finanziare la ripresa; gli oppositori vedono un controllo economico acquisito prima che esista una legittimità democratica.

Copertura della storia