Storia
3 set 2026
Il Pentagono considera i test del testosterone una misura di prontezza operativa—i critici li vedono come un esperimento medico
Il Pentagono sta imponendo lo screening del testosterone ai militari di sesso maschile di età pari o superiore ai 30 anni, presentandolo come una misura per la prontezza operativa e la longevità. La politica sta suscitando perplessità per la limitatezza delle prove disponibili, il trattamento diseguale in base al sesso e il rischio di terapie non necessarie.
La nuova politica del Pentagono sul testosterone trasforma una valutazione sanitaria militare di routine in un test per stabilire fin dove le forze armate dovrebbero spingersi nell’ottimizzare la biologia—e se la scienza sia in grado di tenere il passo con l’ambizione.
Secondo le linee guida cliniche in vigore con effetto immediato, gli uomini in servizio attivo e nella riserva di età pari o superiore ai 30 anni devono sottoporsi a esami del sangue per misurare il testosterone. Gli uomini più giovani, in genere, vengono sottoposti ai test solo se compaiono sintomi o se li richiedono, mentre le donne riceveranno valutazioni basate sui sintomi per problemi ormonali, stanchezza e alterazioni del ciclo mestruale. A chi viene diagnosticato un basso livello di testosterone potranno essere prescritti ulteriori accertamenti e, ove clinicamente appropriato, una terapia sostitutiva volontaria. Il potenziamento delle prestazioni per fini non medici resta vietato. 1
Il Pentagono e il segretario alla Difesa Pete Hegseth presentano il programma come un’iniziativa per la prontezza operativa delle forze. Hegseth ha dichiarato che l’obiettivo è garantire ai militari “i giusti livelli di testosterone per operare al meglio assoluto”, mentre il dipartimento descrive il testosterone come un indicatore associato alla forza, alla densità ossea, alla capacità aerobica, all’umore e alla salute cardiovascolare. 2 Questo argomento considera lo screening una forma di manutenzione preventiva: individuare precocemente i problemi ormonali, preservare la salute a lungo termine e mantenere la capacità di combattimento.
L’interpretazione più scettica è che la politica passi dal trattamento dei sintomi alla ricerca generalizzata di una condizione i cui benefici militari non sono stati dimostrati. Gli esperti medici citati nei servizi giornalistici si chiedono se lo screening universale migliorerà la prontezza operativa e avvertono che potrebbe incoraggiare trattamenti non necessari o potenzialmente dannosi. 1
Entrambe le prospettive riconoscono che la vita militare può influire sui livelli ormonali. Un urologo dell’Esercito ha indicato il ritmo delle operazioni, lo stress cronico, l’esposizione alle esplosioni, le lesioni cerebrali traumatiche e il sonno disturbato come possibili fattori contribuenti. 2 Il disaccordo riguarda ciò che ne consegue: i sostenitori considerano i test sistematici una forma di assistenza responsabile; i critici li vedono come un esperimento potenzialmente squilibrato, soprattutto perché gli uomini sono sottoposti a uno screening obbligatorio basato sull’età, mentre le donne vengono valutate principalmente quando compaiono sintomi.