Storia
8 set 2026

Il Canada reagisce mentre i dazi trasformano una disputa commerciale in uno scontro diplomatico più ampio

Il Canada ha imposto dazi fino al 50% su 27,6 miliardi di dollari canadesi di importazioni statunitensi, aumentando la pressione su Washington mentre le tensioni commerciali sfociano sempre più in dispute sulla leadership, la cultura e la sovranità nazionale.

Il Canada è passato dagli avvertimenti alla ritorsione, imponendo pesanti dazi sui prodotti americani mentre le sue relazioni già tese con Washington entrano in una fase di confronto più aperto.

Le misure, comprese tra il 15% e il 50%, riguardano 27,6 miliardi di dollari canadesi di importazioni statunitensi, tra cui acciaio, prodotti lattiero-caseari, elettrodomestici, attrezzature agricole, pasta di legno e carta, elettronica e beni di consumo come latte, profumi e mazze da golf. Ottawa afferma che i dazi sono una risposta diretta alla decisione di Washington di imporre un prelievo del 50% sui prodotti canadesi. Il governo ha dichiarato che le contromisure non si applicherebbero ai prodotti statunitensi già in transito al momento della loro entrata in vigore.

Dal punto di vista del Canada, i dazi sono una risposta difensiva a quella che considera una pressione americana sproporzionata. Il primo ministro Mark Carney ha esortato l’amministrazione Trump a “cominciare a fare sul serio”, insistendo al contempo sul fatto che Ottawa non accetterà un accordo commerciale che indebolisca le tutele della lingua francese in Quebec. I negoziatori americani hanno descritto tali norme come un “elemento irritante”; il Canada sostiene che “in Quebec, questi sono diritti”.

La posizione di Washington è fondamentalmente diversa. Il presidente Donald Trump ha accusato il Canada di “derubare” gli Stati Uniti “da anni” e ha dichiarato: “Non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi!”. La disputa ha inoltre assunto una dimensione personale e simbolica, con la proposta attribuita a Trump di ribattezzare il lago Ontario “Lago America” e le presunte prese in giro di Carney da parte del vicepresidente JD Vance.

Le due parti inquadrano quindi la stessa escalation in termini opposti: Ottawa presenta la ritorsione come una difesa delle proprie industrie e della propria sovranità, mentre Washington descrive il Canada come economicamente dipendente e sleale. Quella che era iniziata come una disputa sui dazi è ora intrecciata con la politica culturale, il simbolismo nazionalista e una retorica politica sempre più ostile.