Storia
9 set 2026
L’esperimento di LIV Golf sostenuto dall’Arabia Saudita crolla trasformandosi in una scommessa di proprietà dei giocatori
Il fallimento di LIV Golf mette in luce i limiti del suo modello finanziato dall’Arabia Saudita, ma un accordo proposto con BC Partners potrebbe tenere in vita la lega, seppur più ridimensionata, ristrutturata e in gran parte controllata dai suoi giocatori.
Il tentativo di LIV Golf di sconvolgere il golf professionistico è giunto a un punto di svolta decisivo: i finanziamenti sauditi che ne hanno alimentato l’ascesa sono terminati e ora la lega deve scegliere tra il collasso e la reinvenzione.
La lega ha presentato istanza di protezione ai sensi del Chapter 11 nel New Jersey dopo che il Public Investment Fund dell’Arabia Saudita ha ritirato il proprio sostegno. Il risultato immediato è una sospensione dell’attuale modello di business di LIV, con compensi dei giocatori non pagati, appaltatori in attesa di pagamento e la maggior parte del personale operativo licenziata. La procedura minaccia inoltre di annullare i contratti esistenti dei giocatori, evidenziando quanto radicalmente sia cambiato il progetto dal suo lancio.
La prospettiva liberal interpreta il fallimento principalmente come una crisi di finanziamento, ma indica una possibile ancora di salvezza: un accordo di ristrutturazione con BC Partners che potrebbe fornire finanziamenti post-fallimento e lasciare ai giocatori la proprietà di maggioranza. Il CEO Scott O’Neil ha dichiarato che il processo creerebbe “la struttura e il tempo per portare avanti un’operazione storica” e costruirebbe un “modello innovativo di proprietà che metta i giocatori al primo posto”.1 La proposta preserverebbe LIV, anche se probabilmente con un’attività più ridotta e convenzionale.
La prospettiva conservatrice si concentra più nettamente sui costi dell’esperimento sostenuto dall’Arabia Saudita. Stima che LIV abbia speso tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari dal 2021 al 2026 e sottolinea i milioni presumibilmente dovuti a stelle come Jon Rahm, Bryson DeChambeau, Dustin Johnson e Cam Smith. Descrive il fallimento come l’“esito inevitabile” della decisione dell’Arabia Saudita di staccare la spina e osserva che la lega deve affrontare ulteriori responsabilità legali e operative.2
Entrambe le prospettive concordano sul fatto che il modello originale di LIV—spese sfarzose, accordi garantiti e una sfida diretta al PGA Tour—non sia riuscito a sostenersi senza il PIF. Divergono invece su ciò che seguirà: un crollo ammonitore dopo perdite straordinarie, oppure un rilancio guidato dai giocatori con tornei su 72 buche, tagli e qualificazioni, che assomigli sempre più al tour tradizionale che un tempo cercava di sostituire.