Storia
11 set 2026
Trump afferma che la guerra con l’Iran e i prezzi del carburante diminuiranno solo dopo le elezioni di metà mandato
Trump lega la fine della guerra con l’Iran e il calo dei prezzi del carburante a una svolta dopo le elezioni di metà mandato, ma la promessa rinviata mette in luce il costo politico di un conflitto prolungato e dei prezzi elevati dell’energia.
Donald Trump sta trasformando le elezioni di metà mandato di novembre in una scadenza sia per la vittoria in Iran sia per il sollievo alla pompa. La promessa offre ai repubblicani un chiaro orizzonte politico, ma ammette anche che nessuno dei due risultati è imminente.
Parlando prima di un incontro repubblicano dedicato alle elezioni di metà mandato, Trump ha previsto: «Penso che la guerra finirà immediatamente dopo le elezioni», sostenendo che l’Iran «non può resistere oltre».1 La previsione colloca la risoluzione del conflitto dopo un voto che determinerà il controllo del Congresso, rendendo il successo militare inseparabile dalle fortune elettorali dell’amministrazione.
Le prospettive energetiche sono più preoccupanti nel breve termine. Trump ha affermato che i prezzi del petrolio inizieranno a «crollare» subito dopo le elezioni, mentre la benzina potrebbe scendere sotto i 2 dollari al gallone solo in seguito. Il greggio Brent è salito sopra i 101 dollari al barile e il greggio di riferimento statunitense ha superato i 96 dollari, secondo il resoconto liberal, che presenta la guerra prolungata come un peso crescente sull’inflazione e sui bilanci familiari.2
Le due prospettive convergono sul messaggio centrale di Trump: la pazienza sarà ricompensata dopo le elezioni di metà mandato. Divergono nettamente sul significato di quel messaggio. Il rapporto conservatore presenta la previsione come una prova della fiducia che l’Iran sia vicino alla capitolazione. Il rapporto liberal la considera un’ammissione del fatto che la guerra, ormai al suo settimo mese, non ha una soluzione immediata e che le precedenti rassicurazioni dell’amministrazione su un imminente accordo di pace non si sono concretizzate.
Trump ha ripetutamente rivendicato la vittoria, pur riconoscendo che gli attacchi alle infrastrutture marittime ed energetiche continueranno. L’analista dei carburanti Patrick De Haan ha contestato direttamente il risultato promesso, affermando: «Non vedo alcuna garanzia che ciò accada».2 Questo scetticismo riassume il rischio politico: se la guerra e il carburante costoso persisteranno fino a novembre, le elezioni potrebbero giudicare non una vittoria imminente, ma il costo dell’attesa di una vittoria.