Storia
11 set 2026

L’ovazione per NAZA a Venezia trasforma un documentario sulla guerra a Gaza in uno scontro sulla responsabilità

La presunta ovazione di 25 minuti per NAZA a Venezia ha alimentato il dibattito su come vengono rappresentate le morti dei civili a Gaza, con il film presentato sia come un’inchiesta sui sistemi di targeting militare sia come un importante evento cinematografico.

La presunta ovazione di 25 minuti in piedi per NAZA alla Mostra del Cinema di Venezia ha trasformato un documentario sul bilancio delle vittime civili a Gaza in un momento culturale e in un’argomentazione politica.

Il film, prodotto da The Guardian, esamina le morti dei civili e i sistemi di targeting militare attraverso le testimonianze di ufficiali dell’intelligence e soldati israeliani coinvolti nella guerra. Il titolo deriva da un termine dell’esercito israeliano per indicare le “vittime collaterali” previste, collocando la domanda centrale del film all’interno del linguaggio e delle procedure delle operazioni militari.

Questa impostazione conferisce al documentario un carattere investigativo e orientato all’accertamento delle responsabilità. Anziché presentare la questione esclusivamente attraverso osservatori esterni, NAZA si basa, secondo quanto riferito, sulle testimonianze di persone legate al sistema militare israeliano. L’attenzione è quindi rivolta al modo in cui vengono prese le decisioni di targeting, a come viene anticipato il danno ai civili e, implicitamente, a come vengono attribuite le responsabilità.

La presentazione conservatrice della vicenda segue una strada diversa. Il titolo descrive NAZA come un documentario su Gaza che “si guadagna” una storica ovazione di 25 minuti a Venezia, mettendo in primo piano l’ampiezza dell’accoglienza anziché le accuse o la metodologia del film. La distinzione è significativa: una prospettiva considera il film soprattutto come un documento sulla condotta in tempo di guerra, mentre l’altra ne evidenzia il successo come evento culturale di grande rilievo.

Entrambi i resoconti concordano sulla notevole durata dell’ovazione e sull’attenzione del film per Gaza. Divergono, tuttavia, su ciò che merita attenzione: la sostanza delle morti civili e del targeting militare, oppure la portata apparente della risposta di Venezia. Questo contrasto rispecchia la più ampia controversia che circonda la guerra: se il dibattito pubblico debba concentrarsi innanzitutto sulle prove dei danni, o sull’influenza e sull’accoglienza di chi li presenta.