Storia
13 set 2026
Un’inflazione incandescente lascia la Fed pronta ad alzare i tassi — e Trump esposto sul fronte dell’energia
L’inflazione di agosto ha rafforzato le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve, mentre l’aumento dei prezzi di benzina e diesel ha acuito i rischi politici per Donald Trump in vista delle elezioni di metà mandato.
L’inflazione si sta rivelando un problema su due fronti: una minaccia economica che impone una politica monetaria più restrittiva e un peso politico per un presidente che aveva promesso un costo della vita più basso.
I prezzi al consumo di agosto sono aumentati del 3,4% rispetto all’anno precedente, mentre l’inflazione di fondo è cresciuta dello 0,3% su base mensile, oltre le aspettative. I mercati hanno reagito portando la probabilità implicita di un aumento di un quarto di punto da parte della Federal Reserve a circa l’86%.1 Investitori ed economisti hanno sostanzialmente concordato sul fatto che l’inflazione resti troppo alta per stare tranquilli, anche se hanno espresso valutazioni diverse sulla persistenza della pressione.
La posizione del mercato è decisamente da falco. Ian Lyngen di BMO ha affermato che il rapporto “spiana la strada” a un rialzo, mentre Darrell Cronk di Wells Fargo ha sostenuto che la sorpresa sarebbe vedere la Fed mantenere i tassi invariati.1 Altri analisti hanno indicato un’inflazione dei servizi più forte, il nuovo aumento dei costi energetici e un mercato del lavoro che potrebbe essere più resiliente di quanto suggeriscano i dati ufficiali. Il filo conduttore comune è che l’obiettivo del 2% resta lontano, rendendo un singolo aumento dei tassi potenzialmente solo l’inizio di un ciclo di stretta monetaria più ampio.
L’impatto sui consumatori è meno astratto. La benzina è aumentata di quasi il 4% ad agosto e di oltre il 27% rispetto all’anno precedente, mentre il diesel ha raggiunto il livello record di 6 dollari al gallone. Gli economisti hanno avvertito che i costi del carburante potrebbero propagarsi al trasporto su gomma, all’agricoltura, ai viaggi aerei e alle filiere alimentari. “Gli shock ... ci stanno ancora affliggendo con questi grandi aumenti”, ha dichiarato Mark Zandi di Moody’s.2 Il rapporto ha inoltre individuato nei dazi e nella domanda legata alle infrastrutture dell’intelligenza artificiale ulteriori fonti di pressione.
Le critiche conservatrici spostano l’attenzione dalla politica monetaria alla responsabilità presidenziale. Un’analisi ha osservato che Trump ha ereditato un’inflazione del 3% e non è riuscito a ridurla, individuando nei suoi dazi e nella guerra con l’Iran fattori che hanno contribuito all’aumento dei prezzi.3 Trump ha difeso i costi energetici come necessari, promettendo prezzi del petrolio inferiori a 2 dollari al gallone dopo le elezioni di metà mandato. Questa affermazione potrebbe rassicurare i suoi sostenitori, ma mette anche in luce il dilemma: il conflitto alla base della sua argomentazione di politica estera sta aggravando il problema dell’accessibilità economica sulla base del quale è probabile che gli elettori lo giudichino.