Storia
17 set 2026

I repubblicani della Camera si uniscono ai democratici per contestare i poteri di guerra di Trump sull’Iran

Un voto bipartisan alla Camera censura la gestione della guerra in Iran da parte di Trump, ma la misura rimane in gran parte simbolica, poiché l’azione del Senato è incerta e l’amministrazione chiede altri miliardi per il conflitto.

La Camera ha lanciato finora il più duro avvertimento bipartisan sulla guerra in Iran del presidente Trump, mettendo in luce il divario crescente tra il disagio del Congresso e la determinazione dell’amministrazione a proseguire la campagna.

Il voto, con 220 voti favorevoli e 204 contrari, ha segnato il terzo tentativo della Camera di limitare l’autorità di Trump nel condurre ulteriori azioni militari contro l’Iran. Sette repubblicani si sono uniti ai democratici, tra cui tre deputati — Nancy Mace, Mariannette Miller-Meeks e Zach Nunn — che non avevano sostenuto le precedenti risoluzioni. I quattro repubblicani che avevano già votato a favore sono stati Tom Barrett, Brian Fitzpatrick, Warren Davidson e Thomas Massie.

La versione progressista presenta il voto come una censura simbolica di una guerra sempre più costosa e senza una chiara conclusione. Sottolinea l’assenza di una strategia d’uscita a quasi sei mesi dall’inizio del conflitto, il continuo scambio di fuoco nonostante la dichiarazione del Pentagono secondo cui l’operazione iniziale fosse terminata e il fallimento del cessate il fuoco di luglio. Il Congressional Budget Office stima che la guerra costi tra 2 e 3 miliardi di dollari al mese, con circa 38 miliardi di dollari spesi direttamente tra il 28 febbraio e il 1° agosto.

Al contrario, la versione conservatrice mette in primo piano l’approvazione della misura anziché la condotta più ampia dell’amministrazione, descrivendola come una risoluzione sui poteri di guerra approvata dalla Camera con il dissenso di sette repubblicani. Questa interpretazione evidenzia il significato politico del voto senza ammettere che possa modificare la politica.

Trump ha difeso la campagna sostenendo che le forze armate iraniane sono state indebolite e prevedendo che «la guerra finirà immediatamente dopo le elezioni». Tuttavia, la risoluzione gli impone di ritirare le forze statunitensi dalle ostilità, mentre i repubblicani stanno contemporaneamente cercando di ottenere fino a 73 miliardi di dollari di ulteriori finanziamenti per la guerra. I leader del Senato non hanno indicato se esamineranno la misura, lasciando il Congresso diviso tra le richieste di moderazione e il continuo impegno finanziario.