Storia
17 set 2026
Il DOJ incrimina cinque russi mentre Washington mette in guardia da una rete di assassinii legata al Cremlino
I procuratori statunitensi affermano che cinque agenti legati all’intelligence russa hanno reclutato persone per omicidi, sorveglianza e sabotaggi negli Stati Uniti e in Europa. Le accuse svelano una presunta campagna contro dissidenti e sostenitori dell’Ucraina, ma gli imputati restano latitanti.
Il Dipartimento di Giustizia ha trasformato una presunta campagna russa di omicidi su commissione e sabotaggi in una prova pubblica di quanto si estendano le operazioni d’intelligence di Mosca all’interno degli Stati Uniti e in tutta Europa. I cinque imputati restano latitanti, lasciando a Washington accuse e avvertimenti, ma nessun arresto.
Le testate di orientamento liberal sottolineano l’ampiezza della presunta rete. I procuratori affermano che essa ha preso di mira dissidenti russi, alleati dell’Ucraina e infrastrutture civili o militari, tentando al contempo di reclutare persone negli Stati Uniti e altrove. L’FBI ha dichiarato di aver sventato i piani grazie a un “lavoro incessante” e ha descritto la rete come “un braccio” dell’apparato russo per gli attacchi all’estero.1
L’accusa più dettagliata riguarda un residente di Brooklyn che sarebbe stato pagato per fotografare luoghi collegati a un dissidente russo ritenuto presente nell’area di Washington. Avrebbe rifiutato un’offerta di 40.000 dollari per “eliminare” o “far sparire” il bersaglio, dopodiché i reclutatori avrebbero cercato altri candidati.2 Questo resoconto presenta il caso come parte di un più ampio schema di pressioni del Cremlino contro gli oppositori all’estero, accanto a precedenti avvelenamenti e presunte campagne di intimidazione.
La copertura conservatrice presenta le stesse accuse più direttamente attraverso la lente del terrorismo e della sicurezza nazionale. Un servizio mette in evidenza la tesi dei procuratori secondo cui i sospetti avrebbero cercato di reclutare americani e stranieri “per compiere omicidi su richiesta del Cremlino”, sottolineando al contempo il ruolo dell’FBI nello sventare possibili attacchi.3 Un altro riassume il caso come un tentativo da parte di agenti russi di organizzare operazioni di sorveglianza e omicidi su commissione contro disertori e Paesi che sostengono l’Ucraina.4
Le prospettive convergono sulla gravità delle accuse e sul fatto che gli imputati non siano sotto la custodia degli Stati Uniti. La differenza riguarda soprattutto l’enfasi: le testate liberal collocano le accuse nel contesto della lunga campagna russa contro i dissidenti e dei sabotaggi in Europa, mentre quelle conservatrici mettono in primo piano la responsabilità penale, il terrorismo e la minaccia immediata alla sovranità americana. Poiché le affermazioni contenute nell’atto d’accusa non sono state esaminate in tribunale, le accuse restano tali, ma segnalano uno sforzo statunitense insolitamente esplicito per smascherare e scoraggiare la violenza russa clandestina all’estero.