Storia
17 set 2026
L’emergenza HIV delle Figi rivela una crisi che i soli test non possono contenere
La dichiarazione di un’emergenza nazionale per l’HIV da parte delle Figi segue un forte aumento delle diagnosi, ma cifre e spiegazioni variano a seconda delle ricostruzioni. La risposta dipende ora dalla capacità di affrontare il consumo di droghe, la trasmissione sessuale, lo stigma e l’accesso limitato alle cure.
La dichiarazione di un’emergenza nazionale per l’HIV da parte delle Figi segna un passaggio cruciale dalla gestione di un focolaio circoscritto all’affrontare una crisi di salute pubblica in espansione. Il governo sta ampliando test e trattamenti, ma la portata e le cause dell’aumento restano controverse.
La ricostruzione conservatrice riferisce 2.016 nuove diagnosi nel 2025, con un aumento del 27%, e afferma che i funzionari stimano che una persona adulta su 60 viva con l’HIV. Sottolinea inoltre il peso della crisi sui bambini: 59 neonati sono nati con l’HIV lo scorso anno e 18 sono morti prima di compiere un anno. Allo stesso tempo, evidenzia che l’ampliamento dei test potrebbe aver portato alla luce infezioni precedentemente non individuate. Le autorità intendono estendere i “test gratuiti, volontari e riservati”, insieme ai farmaci di prevenzione e ai servizi di riduzione del danno per le persone che si iniettano droghe.1
La ricostruzione liberal riporta una cifra leggermente diversa — 2.060 nuove diagnosi — e pone maggiore enfasi sui più ampi fattori sociali alla base della trasmissione. Collega l’aumento al crescente consumo di metanfetamine, alle pratiche di iniezione non sicure, alla trasmissione sessuale, allo stigma e all’accesso insufficiente ad aghi sterili e all’assistenza medica. Citando UNAIDS, afferma che le nuove infezioni sono aumentate di dodici volte tra il 2010 e il 2025, mentre solo il 39% delle persone che vivono con l’HIV conosceva il proprio stato sierologico e appena il 22% riceveva una terapia antiretrovirale.2
Entrambe le prospettive concordano sul fatto che la risposta delle Figi debba andare oltre un approccio limitato alla gestione di un focolaio. Il ministro della Salute Ratu Atonio Lalabalavu ha definito necessaria la dichiarazione perché era richiesta “una risposta coordinata e urgente”, mentre UNAIDS ha avvertito che “l’AIDS non è finito”.2 La differenza principale riguarda l’enfasi: la prima ricostruzione mette in primo piano la diagnosi e l’intervento del governo; la seconda presenta una crisi sistemica nella quale politica sulle droghe, salute sessuale, stigma e accesso alle cure sono inseparabili. Il programma di distribuzione di aghi e siringhe proposto dalle Figi potrebbe quindi rappresentare una prova non solo della capacità medica, ma anche della volontà politica di affrontare le condizioni che alimentano la trasmissione.