Storia
19 set 2026

Le conclusioni dell’ONU sottopongono i presunti attacchi statunitensi e la repressione iraniana allo stesso test di responsabilità

Un’inchiesta sostenuta dall’ONU accusa le forze statunitensi di possibili attacchi illegali in Iran, documentando al contempo una vasta repressione iraniana. Washington contesta le conclusioni e sottolinea le presunte violazioni, di portata molto più ampia, commesse da Teheran.

Le più recenti conclusioni sostenute dall’ONU mettono a confronto due forme nettamente diverse di violenza presunta: le morti di civili causate dagli attacchi statunitensi e una vasta campagna iraniana contro il dissenso interno. La controversia che ne deriva riguarda meno il fatto che i civili abbiano sofferto che la responsabilità, le prove e i limiti della giustificazione militare.

La missione indipendente d’inchiesta afferma che vi sono “ragionevoli motivi” per ritenere che le forze statunitensi abbiano commesso crimini di guerra in due attacchi di febbraio. Uno ha colpito la scuola primaria Shajareh Tayyebeh a Minab, dove funzionari iraniani hanno riferito di oltre 150 morti, molti dei quali bambini; un altro avrebbe colpito un complesso sportivo e una zona residenziale a Lamerd, uccidendo 22 civili. Gli investigatori hanno affermato che la scuola di Minab era chiaramente identificabile come sito civile e sostenuto che l’affidamento a informazioni d’intelligence obsolete andasse oltre il semplice errore: gli Stati Uniti hanno agito pur essendo consapevoli di un rischio sostanziale per i civili.

La posizione degli Stati Uniti è più condizionata e difensiva. Washington non ha reso pubblica la propria indagine, ma funzionari hanno dichiarato che l’attacco è stato probabilmente effettuato dalle forze statunitensi senza l’intenzione di colpire la scuola. Il Comando centrale nega la responsabilità per l’attacco di Lamerd. Una ricostruzione conservatrice mette inoltre in evidenza la tesi dei militari secondo cui il sito di Minab era una base attiva dei Pasdaran, una caratterizzazione che contrasta direttamente con la conclusione della missione dell’ONU secondo cui gli investigatori non hanno trovato prove che la scuola fosse utilizzata per scopi militari.

Il trattamento riservato all’Iran nel rapporto rappresenta il punto di convergenza più forte — e al contempo di contrasto. Il rapporto descrive uccisioni, torture, detenzioni arbitrarie, sparizioni e censura durante la repressione come un attacco diffuso e sistematico contro i civili, definendone la portata “sconcertante”. I sostenitori delle conclusioni dell’ONU considerano entrambi i casi una prova del fatto che la protezione dei civili non possa dipendere da chi spara l’arma. I critici sono più propensi a sottolineare l’incertezza relativa all’attribuzione agli Stati Uniti e ad affiancare gli attacchi ai presunti crimini contro l’umanità commessi dall’Iran. Le indagini irrisolte lasciano la responsabilità contestata su entrambi i fronti.