Storia
18 set 2026

Il giudice frena i discorsi di Trump sulla demolizione del Kennedy Center

Un giudice federale ha ordinato un preavviso di 30 giorni prima di qualsiasi demolizione o modifica sostanziale al Kennedy Center, inasprendo lo scontro più ampio sulle ristrutturazioni proposte da Trump, sull’identità dell’edificio e sulla sua chiusura temporanea per motivi di sicurezza.

Il Kennedy Center è diventato un campo di battaglia sul potere presidenziale, sulla tutela del patrimonio culturale e sul significato del restauro. L’ultima ordinanza di un giudice federale non blocca del tutto i lavori di ristrutturazione, ma impedisce all’amministrazione Trump di apportare cambiamenti radicali senza prima informare il tribunale e i ricorrenti.

Il giudice distrettuale federale Christopher Cooper ha ordinato all’amministrazione di fornire un preavviso di almeno 30 giorni prima di modificare l’ambito del progetto, compresa qualsiasi “demolizione” dell’edificio principale. La sentenza è arrivata dopo l’avvertimento del presidente Trump secondo cui il centro avrebbe potuto “finire per essere demolito” se la sua amministrazione non avesse ricevuto il riconoscimento del proprio ruolo nel restauro del complesso.

La copertura conservatrice ha presentato l’ordinanza come una restrizione giudiziaria diretta a Trump, sottolineando al contempo il deterioramento riferito dell’edificio. L’amministrazione e i dirigenti del centro affermano che una chiusura temporanea è necessaria per ispezionare i rischi per la sicurezza, compresi problemi strutturali e il parziale cedimento di un soffitto. Il direttore esecutivo del centro ha descritto “rischi acuti per la sicurezza pubblica derivanti dal continuo deterioramento strutturale”, insistendo sul fatto che la chiusura fosse separata dal più ampio piano di ristrutturazione del consiglio di amministrazione.

I critici considerano questa distinzione potenzialmente artificiosa. La deputata Joyce Beatty e i sostenitori della tutela del patrimonio sostengono che una chiusura apparentemente temporanea potrebbe rendere impossibile l’accesso al pubblico e consentire l’avvio dei cambiamenti prima che il tribunale stabilisca se il voto del consiglio di amministrazione sulla ristrutturazione sia legittimo. Gli avvocati di Beatty hanno citato le dichiarazioni di Trump sulla demolizione e una fotografia che lo ritrae mentre esamina un cartello con la scritta “Kennedy Center Demolito”, riconoscendo però che l’immagine da sola non dimostra che la demolizione fosse pianificata.

Il centro stesso ha respinto questa interpretazione. Il vicepresidente per le pubbliche relazioni ha dichiarato: “non viene demolito nulla”, esortando le persone a ignorare le notizie che suggeriscono il contrario. Cooper ha inoltre respinto la richiesta di Beatty per un’udienza d’emergenza, ma ha imposto la presentazione di una relazione dettagliata sulla chiusura.

La controversia ruota quindi attorno a contrapposte affermazioni di urgenza: gli alleati di Trump descrivono un edificio pericolosamente trascurato, che richiede un’azione decisa; gli oppositori vedono invece un’acquisizione politicamente motivata di un monumento nazionale. L’obbligo di preavviso concede al tribunale il tempo di verificare queste affermazioni prima che inizino lavori irreversibili.