Storia
18 set 2026

La stretta vittoria della sinistra in Svezia apre una battaglia più ampia per il potere

Le dimissioni di Ulf Kristersson spianano la strada a Magdalena Andersson, ma la maggioranza di sinistra di tre seggi in Svezia cela profonde divergenze su tasse, immigrazione, politica climatica e sulla forma di qualsiasi nuovo governo.

Le elezioni svedesi hanno prodotto un chiaro spostamento parlamentare, ma nessuna formula di governo semplice: una maggioranza di sinistra risicata ha costretto il primo ministro a lasciare l’incarico, lasciando però ai suoi avversari il compito di negoziare un percorso instabile verso il potere.

Ulf Kristersson, leader di centrodestra, ha chiesto di essere sollevato dall’incarico dopo che il conteggio finale ha assegnato all’opposizione di orientamento progressista 176 dei 349 seggi del Riksdag, contro i 173 del blocco di governo Tidö. Il margine è stato di circa 50.000 voti in un Paese di 10,6 milioni di abitanti, a sottolineare quanto poco separi i progetti politici concorrenti.

La leader socialdemocratica Magdalena Andersson dovrebbe avviare colloqui per una coalizione con i partiti della Sinistra, di Centro e dei Verdi. Ha presentato il risultato come un rifiuto della polarizzazione, affermando che gli elettori avevano “votato per una nuova direzione per il nostro Paese, votato per l’unità e contro la divisione”. Nooshi Dadgostar, leader del Partito della Sinistra, ha offerto un’interpretazione più netta, dichiarando che gli elettori avevano “votato per mandare via Tidö e ci hanno dato un chiaro mandato per il cambiamento”.

Quel mandato, tuttavia, è politicamente frammentato. Il Partito di Centro ha escluso la possibilità di entrare in un governo con la Sinistra, mentre la Sinistra vuole un ruolo formale nell’esecutivo. Anche la politica fiscale rappresenta una linea di frattura: Verdi, Socialdemocratici e Sinistra sono favorevoli agli aumenti, mentre il Centro punta ai tagli. La politica climatica, l’energia nucleare e l’immigrazione potrebbero rivelarsi altrettanto divisive.

Il risultato complica anche la traiettoria della destra. I Democratici di Svezia, la cui influenza ha contribuito a sostenere il governo Kristersson, hanno perso consensi per la prima volta in un’elezione generale e sono passati da secondo a terzo partito del Paese. Tuttavia, anche i Socialdemocratici di Andersson hanno registrato il risultato peggiore di sempre, suggerendo che nessuno dei due blocchi possa rivendicare un mandato popolare inequivocabile.

Kristersson ha descritto lo scenario post-elettorale come una “situazione complicata” e ha invocato una “apertura costruttiva” per costruire un governo stabile. Andersson potrebbe aver vinto il primo round politico; la sfida più difficile ora consiste nel trasformare tre seggi in una coalizione praticabile.