Storia
21 set 2026

Trump rivendica una vittoria sulla sicurezza della Groenlandia, ma restano le questioni sulla sovranità

L’accordo sulla Groenlandia concede a Washington un più ampio accesso militare, preservando formalmente la sovranità danese e groenlandese. Trump lo presenta come un controllo permanente, ma i pochi dettagli resi pubblici e il futuro politico irrisolto della Groenlandia lasciano incerto il reale equilibrio di potere.

L’accordo annunciato da Donald Trump sembra risolvere una disputa sulla Groenlandia, approfondendone però un’altra: Washington ha ottenuto un accesso militare ampliato e potenzialmente permanente, ma non ha acquisito il territorio e i limiti dell’autorità statunitense restano poco chiari.

Le ricostruzioni conservatrici presentano il patto come una svolta strategica decisiva. Secondo un resoconto, gli Stati Uniti otterranno diritti permanenti di basamento, accesso e sorvolo, compresa la possibilità di costruire nuove installazioni senza l’approvazione danese o groenlandese. Afferma inoltre che alla Cina, alla Russia e ad altri Paesi non appartenenti alla NATO sarà impedita qualsiasi attività militare e qualsiasi investimento sensibile. Il segretario di Stato Marco Rubio ha definito l’accordo un’intesa che «affronta in modo permanente e completo le nostre preoccupazioni per la sicurezza nazionale in Groenlandia». Rubio lo ha inoltre descritto come «una grande vittoria per gli Stati Uniti» che garantisce gli interessi artici a «costo zero» per i contribuenti.

Il linguaggio dello stesso Trump è ancora più ampio. Afferma che il patto garantisce agli Stati Uniti «il controllo permanente sulla sicurezza e su tutte le altre necessità in Groenlandia», promettendo al contempo una «grande presenza militare». Questa interpretazione trasforma un accordo di difesa in un’affermazione di primato americano duraturo, anche senza una sovranità formale.

Le ricostruzioni liberali e centriste tracciano una distinzione più netta. Il primo ministro danese e il leader della Groenlandia affermano che l’accordo riconosce la sovranità del regno e il diritto dei groenlandesi all’autodeterminazione. Il testo ufficiale non era stato reso pubblico immediatamente e il patto richiede ancora l’approvazione parlamentare. Un resoconto distinto descrive l’accordo come un’estensione dell’accesso già esistente risalente alla Guerra fredda, anziché come la presa di possesso territoriale che Trump aveva chiesto in passato, avvertendo che l’episodio ha danneggiato la fiducia tra gli abitanti della Groenlandia.

Il punto d’incontro è strategico: tutte le parti riconoscono l’importanza della Groenlandia alla luce dell’attività russa e cinese nell’Artico. La questione irrisolta è politica. Washington potrebbe aver ottenuto il margine di manovra militare che cercava, ma la retorica di Trump — e l’assenza di termini completi resi pubblici — mantiene aperta la disputa sulla sovranità che l’accordo avrebbe dovuto risolvere.

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