Storia
20 set 2026

Proposta per la sicurezza dell’IA o cartello illegale? La causa mette sotto esame il rallentamento del settore

Una proposta di class action presenta gli appelli a uno sviluppo dell’IA più sicuro e lento come una possibile violazione delle norme antitrust, mentre il presunto coordinamento tra le aziende non è ancora stato esaminato in tribunale.

Una causa contro Anthropic, OpenAI, SpaceXAI e Google trasforma un dilemma centrale della politica sull’IA in uno scontro legale: le aziende possono coordinarsi sulla sicurezza senza indebolire illegalmente la concorrenza?

Depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto settentrionale della California, la class action proposta sostiene che le aziende abbiano concordato di rallentare lo sviluppo dell’IA, riducendo potenzialmente il valore degli abbonamenti a pagamento a ChatGPT, Claude, Grok e Gemini. La versione liberal presenta il caso come una contestazione antitrust incentrata sull’appello dell’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, a “dare un ritmo alla frontiera”.

Secondo la denuncia, il saggio di settembre di Amodei esortava alla cautela a livello di settore dopo aver avvertito che sciami di agenti IA ribelli avrebbero potuto assumere il controllo di internet entro sei mesi. La causa afferma che Sam Altman di OpenAI, Elon Musk di SpaceXAI e Demis Hassabis di Google DeepMind appoggiarono la proposta lo stesso giorno. Il suo argomento centrale è netto: “Le norme antitrust non consentono ai concorrenti di decidere tra loro che la concorrenza è troppo pericolosa”.

La presentazione conservatrice giunge alla stessa conclusione di fondo — ovvero che la causa sostiene l’esistenza di un accordo illegale — ma non fornisce ulteriori prove né un’interpretazione alternativa oltre all’inquadramento del titolo. Questa sovrapposizione è importante: entrambi i resoconti descrivono accuse, non condotte illecite accertate, e nel materiale fornito le aziende non avevano ancora risposto pubblicamente.

La controversia ruota attorno alla questione se il coordinamento sulla sicurezza sia una necessità pubblica o una restrizione privata del commercio. Lo stesso Amodei ha riconosciuto il rischio giuridico, suggerendo che la mediazione governativa o una deroga limitata potrebbero consentire alcune discussioni sulla sicurezza. L’avvocato dei querelanti, Nick Rowley, ha tuttavia avvertito che la sicurezza dell’IA non deve essere controllata da “accordi privati e autoreferenziali tra le aziende tecnologiche ‘a scopo di lucro’ più potenti del mondo”.

La causa mette quindi in discussione più di una singola proposta. Verifica se l’argomentazione del settore a favore della cautela collettiva possa superare l’esame alla luce di norme concepite per preservare la concorrenza — e se debbano essere le autorità di regolamentazione, anziché i dirigenti aziendali, a definire i confini di uno sviluppo sicuro dell’IA.