Storia
21 set 2026
Le leggi elettorali della California preparano uno scontro su chi controlla il voto
La California sta inasprendo le sanzioni relative alle schede elettorali, ai registri elettorali e alla comunicazione politica, presentando le leggi come una difesa contro le ingerenze federali. I critici, invece, vi vedono un tentativo dello Stato di ostacolare le indagini sulle frodi e la supervisione federale.
La California sta trasformando l’amministrazione elettorale in una prova diretta della sovranità statale, con nuove leggi pensate per proteggere le schede dalle interferenze — e le autorità federali che avvertono che la sicurezza elettorale non può diventare uno scudo contro le indagini.
Il pacchetto del governatore Gavin Newsom amplia l’accesso ai punti di consegna delle schede, limita alcune attività delle forze dell’ordine nei pressi dei seggi, impone la notifica rapida di determinate confische e introduce sanzioni per reato grave per chi sottrae schede, registri elettorali o tecnologie di voto certificate prima della certificazione dei risultati. Impone inoltre di rendere pubblici i contenuti politici a pagamento e amplia i materiali elettorali tradotti. La lettura progressista presenta queste misure come una risposta difensiva agli attacchi del presidente Donald Trump al voto per corrispondenza e alle procedure elettorali della California. Newsom ha dichiarato: «Donald Trump non si fermerà finché non riuscirà a esercitare un controllo dittatoriale sul vostro voto libero e a privare milioni di persone del diritto di voto questo novembre.»1
La lettura conservatrice sottolinea una linea di frattura diversa: le leggi potrebbero complicare indagini come quella dello sceriffo della contea di Riverside, Chad Bianco, che ha sequestrato più di 650.000 schede di un’elezione speciale del 2025. Bianco ha affermato che l’azione faceva parte di un’indagine su possibili frodi, mentre le nuove norme rendono condotte analoghe un reato grave punibile con fino a quattro anni di carcere.2
Entrambe le prospettive concordano sul fatto che la legislazione risponda a uno scontro nazionale sempre più acceso sulla sicurezza delle schede. Divergono nettamente, invece, su ciò che costituisce un’interferenza. I funzionari californiani descrivono gli osservatori federali delle elezioni e gli sforzi per limitare il voto per corrispondenza come ingerenze politiche; le autorità federali affermano che il monitoraggio mira a garantire trasparenza, sicurezza delle schede e rispetto della legge federale. Il risultato è un braccio di ferro legale e politico in cui le tutele contro le confische non autorizzate possono anche limitare una supervisione legittima. Newsom descrive il conflitto come una difesa della democrazia, dichiarando: «Non abbiamo compito più importante che lottare per proteggere il diritto di voto dalle interferenze e dalle ingerenze.»1