Storia
21 set 2026

I sospettati dell’assassinio di Haiti affrontano il processo negli Stati Uniti mentre la giustizia interna è bloccata

L’estradizione di 18 sospettati segna una nuova fase nel procedimento giudiziario statunitense per l’assassinio di Jovenel Moïse, mentre i prolungati ritardi giudiziari e il peggioramento della crisi della sicurezza ad Haiti evidenziano i limiti dell’accertamento delle responsabilità nel Paese.

L’estradizione di 18 sospettati per l’assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse sposta decisamente il caso nel sistema giudiziario statunitense, mettendo in luce sia la portata crescente dell’azione di Washington sia l’incapacità di Haiti di portare a termine da sola il procedimento giudiziario.

I sospettati, arrestati dopo che Moïse fu ucciso nella sua residenza privata nel luglio 2021, vengono trasferiti in Florida per affrontare il processo. Il procuratore degli Stati Uniti Jason Reding Quiñones ha definito il trasferimento “la prossima fase importante” per perseguire l’accertamento delle responsabilità e ha dichiarato che i procuratori avrebbero seguito le prove fino a coloro che “lo hanno finanziato, facilitato, sostenuto o commesso crimini per renderlo possibile”.

Questa enfasi su una cospirazione più ampia è condivisa dall’FBI. L’agente speciale Brett Skiles ha affermato che gli arresti internazionali dimostravano l’impegno dell’agenzia a portare “tutti i partecipanti a questo complotto davanti alla giustizia”. I procuratori statunitensi hanno ora incriminato 30 persone, mentre quattro uomini sono stati condannati a Miami a maggio e almeno altri cinque hanno ricevuto condanne all’ergastolo.

I resoconti conservatori si concentrano più strettamente sulle modalità e sulla portata del trasferimento: 18 imputati sono stati trasportati da Haiti su un aereo militare, con la Florida diventata la sede della giustizia dopo quello che un servizio ha descritto come un “procedimento giudiziario protrattosi a lungo” a Port-au-Prince. Un altro servizio conservatore ha analogamente evidenziato il conteggio ufficiale — 30 incriminati e 18 inviati negli Stati Uniti — senza aggiungere affermazioni politiche più ampie.

Il contesto più ampio complica il messaggio di progresso. Haiti non ha un presidente, le bande controllano gran parte di Port-au-Prince e una forza internazionale per la sicurezza, a lungo ritardata, resta ben al di sotto della consistenza prevista. I procedimenti statunitensi potrebbero portare a condanne, ma l’estradizione sottolinea anche quanto poca fiducia rimanga nelle istituzioni haitiane, incapaci di risolvere l’uccisione del loro leader eletto.