Storia
22 set 2026
Venti nazioni vogliono l’IA sotto il controllo umano—ma le maggiori potenze restano fuori
Una coalizione di 20 nazioni esorta l’ONU a esaminare una supervisione globale dell’IA di frontiera, sostenendo che la sicurezza richieda standard condivisi e il controllo umano. I critici avvertono che la proposta potrebbe ampliare il potere dei governi, creare cartelli tecnologici e indebolire la competitività occidentale.
Il dibattito globale sull’intelligenza artificiale sta passando dalle garanzie volontarie alle richieste di un’autorità internazionale—proprio mentre gli Stati Uniti e la Cina, le due potenze dell’IA più influenti, restano fuori dalla coalizione che guida questa iniziativa.
Guidate da Norvegia e Finlandia, 20 nazioni hanno sostenuto una dichiarazione che invita le Nazioni Unite a esaminare la creazione di un’istituzione in grado di stabilire standard, verificare la conformità e convocare i governi quando i sistemi di IA superano soglie pericolose di capacità. I firmatari presentano l’iniziativa come un modo per gestire i rischi senza permettere che l’accesso ai benefici dell’IA ampli il divario tra i Paesi.
Anthony Albanese, primo ministro australiano, ha definito la posizione della coalizione favorevole all’innovazione, ma fermamente vincolata dal giudizio umano. L’IA potrebbe «migliorare la vita», rafforzare la produttività e far progredire la scienza medica, ha affermato, ma «gli esseri umani devono avere il controllo su di essa».1 La dichiarazione afferma analogamente che l’IA deve restare sotto la «direzione, supervisione e controllo umani» e operare nel rispetto del diritto internazionale.2
La proposta riflette inoltre le preoccupazioni espresse da importanti dirigenti tecnologici, tra cui il CEO di Anthropic Dario Amodei e il responsabile di OpenAI Sam Altman. I suoi sostenitori sostengono che test, valutazioni e verifiche comuni siano necessari perché i sistemi avanzati possono creare rischi nella cybersicurezza, nella biologia e nel controllo umano che nessun singolo Paese può gestire da solo.
Tuttavia, l’apparente consenso della coalizione nasconde una netta divisione geopolitica e politica. Gli Stati Uniti, la Cina, il Regno Unito, la Francia, l’Italia, la Polonia e il Giappone non hanno firmato. I critici descrivono la supervisione internazionale come un tentativo di ampliare il controllo dei governi, un cartello tecnologico a favore delle aziende già affermate o una strategia dettata dalla paura che potrebbe rallentare gli Stati Uniti mentre la Cina avanza.
Anche i sostenitori della proposta riconoscono la debolezza centrale: un’istituzione potrebbe essere realizzabile, ma dotarla di «veri poteri» e verificare sistemi di IA segreti o militari sarebbe difficile.2 La dichiarazione rappresenta quindi meno un regime globale funzionante che una prima rivendicazione in una contesa su chi definirà i limiti dell’IA—e se i protagonisti più potenti li accetteranno.