Storia
23 set 2026

La minaccia degli Stati Uniti di mettere a terra le compagnie aeree iraniane fa salire i mercati petroliferi

Washington afferma che le sanzioni secondarie potrebbero tagliare fuori le compagnie aeree iraniane dal carburante, dai servizi di atterraggio e dalla vendita dei biglietti, mentre l’aumento dei prezzi del petrolio e le speranze di diplomazia mostrano come la campagna di pressione potrebbe ampliare i rischi regionali.

La minaccia di Washington di bloccare le compagnie aeree iraniane sta trasformando una campagna di pressione economica in un più ampio test di escalation, mentre gli Stati Uniti promettono di punire non solo Teheran, ma anche le società straniere che mantengono operativo il suo settore dell’aviazione.

La linea conservatrice è diretta e coercitiva: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che le compagnie aeree iraniane verrebbero di fatto messe a terra in tutto il mondo, mentre Washington prende di mira i servizi di cui hanno bisogno per operare. «Se atterrano, non potete fornire loro carburante, non potete fornire servizi di atterraggio, non potete vendere loro biglietti, altrimenti sarete espulsi dal sistema del dollaro», ha dichiarato Bessent. L’amministrazione prevede inoltre sanzioni secondarie contro le entità straniere che continueranno a servire le compagnie aeree, presentando la misura come un ulteriore passo verso l’isolamento dell’economia iraniana.

La prospettiva liberale sottolinea le conseguenze che vanno oltre la politica delle sanzioni. I prezzi del petrolio sono saliti dopo l’avvertimento di Bessent, con il greggio Brent in rialzo dell’1,53% a 101,88 dollari al barile e il West Texas Intermediate statunitense in aumento dell’1,5% a 97,22 dollari. Questa reazione suggerisce che gli investitori considerino la misura non come un’azione finanziaria circoscritta, ma come un potenziale innesco per un confronto più ampio e interruzioni delle forniture.

Entrambe le prospettive indicano la stessa incertezza centrale: se la pressione porterà a un movimento diplomatico o provocherà ritorsioni. Si prevede che il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, si rechi alle Nazioni Unite, dove i colloqui con i leader stranieri potrebbero offrire un’apertura. L’analista di mercato Lukman Otunuga ha affermato che la conferma di colloqui diretti tra Stati Uniti e Iran potrebbe spingere i prezzi del petrolio al ribasso migliorando le aspettative sull’offerta, ma ha avvertito che una nuova escalation potrebbe far salire il prezzo del greggio.

Washington sta quindi scommettendo sul fatto che il sistema del dollaro possa imporre il rispetto delle regole senza ricorrere alla forza militare. I mercati segnalano che il costo di questa scommessa potrebbe misurarsi non solo nell’isolamento dell’Iran, ma anche nella volatilità dell’energia e della sicurezza regionale.