Storia
25 set 2026

Il divieto di esportazione del diesel di Trump potrebbe trasformare il sollievo degli agricoltori in una crisi più grave del carburante

Trump e i legislatori repubblicani vedono nel divieto di esportazione un modo rapido per abbassare i prezzi record del diesel, ma analisti e industria petrolifera avvertono che potrebbe ridurre la produzione delle raffinerie, aggravare le carenze globali e aumentare i costi in altre aree degli Stati Uniti.

I prezzi record del diesel stanno mettendo agricoltori, camionisti e piccole imprese sotto forte pressione, creando una richiesta politica di interventi immediati. Ma la soluzione proposta—bloccare le esportazioni statunitensi di diesel—potrebbe far scendere brevemente i prezzi in alcune regioni, aggravando al contempo la carenza più ampia.

Il presidente Donald Trump ha appoggiato l’idea, dicendo: «non mandiamo fuori il diesel» perché gli Stati Uniti «producono molto diesel». Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che l’amministrazione sta valutando se un divieto totale o parziale sarebbe attuabile, considerata la capacità di raffinazione. I legislatori repubblicani degli Stati agricoli, tra cui il senatore dell’Iowa Chuck Grassley e la deputata Ashley Hinson, hanno chiesto restrizioni, mentre il governatore della Louisiana Jeff Landry ha invocato un divieto di 90 giorni.

La loro argomentazione è semplice: il diesel è costato in media circa 6,53 dollari al gallone a livello nazionale, con prezzi ancora più elevati in California, e il carburante è essenziale per le attrezzature agricole, il trasporto merci e l’edilizia. Grassley ha sostenuto che i prezzi elevati del diesel stanno «mandando in rovina il reddito degli agricoltori», mentre i sostenitori affermano che un’interruzione delle esportazioni potrebbe mantenere una quantità maggiore di prodotto sul mercato interno.

L’analisi contraria si concentra su ciò che accadrebbe dopo. Le raffinerie statunitensi producono più carburanti distillati—tra cui diesel, olio da riscaldamento e carburante per aerei—di quanti ne consumino i consumatori nazionali, quindi le esportazioni sono determinate dai mercati globali più che da una semplice eccedenza interna. L’analista del settore energetico Patrick De Haan ha dichiarato che un divieto di esportazione «avrebbe con ogni probabilità l’effetto opposto», avvertendo che i raffinatori potrebbero ridurre la produzione, passare ad altri carburanti o trovare modi per aggirare le restrizioni.

L’industria petrolifera sostiene la stessa tesi dal punto di vista commerciale. Il presidente dell’American Petroleum Institute Mike Sommers ha affermato che limitare le esportazioni «aggraverebbe il problema» e ha chiesto «più offerta e maggiore flessibilità, non nuove restrizioni». Anche le analisi politiche conservatrici riconoscono che un calo temporaneo dei prezzi sulla Costa del Golfo potrebbe non raggiungere le regioni ad alto costo e potrebbe infine far aumentare i prezzi a livello nazionale. La divisione centrale, quindi, non riguarda la sofferenza alla pompa, ma se il protezionismo offra sollievo—o semplicemente sposti la carenza da un luogo all’altro.