Storia
24 set 2026

La Corte Suprema lascia una madre surrogata e i genitori intenzionali a contendersi la custodia di un neonato gravemente malato

Il rifiuto della giudice Elena Kagan di intervenire lascia una coppia californiana riconosciuta come genitori legali, mentre una madre surrogata dell’Alaska chiede la custodia, sostenendo che la sua decisione di portare avanti la gravidanza dovrebbe darle un ruolo nella cura del neonato.

La Corte Suprema ha rifiutato di intervenire in una disputa sulla custodia che pone un neonato gravemente malato al centro di un conflitto più ampio sui contratti di maternità surrogata, sui diritti dei genitori e sull’aborto.

La giudice Elena Kagan ha respinto una richiesta d’emergenza di McKenna West, un’infermiera dell’Alaska e madre surrogata, che cercava di bloccare un’ordinanza californiana che riconosceva Omar Ahmed e Nausheen Gilkar come genitori legali del neonato. Il bambino è nato con la sindrome del cuore sinistro ipoplasico, una grave patologia che richiede cure mediche estese. Kagan non ha fornito spiegazioni, in linea con la prassi consueta della Corte nella gestione delle richieste d’emergenza.

Le due parti presentano ricostruzioni nettamente diverse della questione centrale. West sostiene che la precedente richiesta della coppia di interrompere la gravidanza comprometta la loro autorità di prendere ora decisioni mediche. I suoi avvocati affermano che le è stata «completamente negata la possibilità di partecipare alla vita del neonato medicalmente fragile» e hanno avvertito che «il tempo è un fattore essenziale». Sostengono inoltre che il rifiuto di West di abortire — e la sua decisione di recarsi in Texas per partorire — abbia creato una situazione straordinaria che richiedeva un intervento immediato.

Ahmed e Gilkar, al contrario, fanno leva sull’ordinanza che li riconosce come genitori del bambino e affermano che la loro priorità è ottenere cure per il figlio. Durante un’udienza, Gilkar ha dichiarato: «È nostro figlio … È l’amore della nostra vita». La loro posizione è rafforzata dalla decisione della Corte Suprema del Texas secondo cui il neonato poteva essere trasferito in un ospedale di Los Angeles, mentre un giudice di Dallas ha ordinato che ricevesse assistenza medica.

La ricostruzione conservatrice sottolinea l’esito procedurale circoscritto: la Corte Suprema si è limitata a rifiutare di sospendere l’ordinanza californiana sulla custodia, senza spiegare la propria decisione. La ricostruzione progressista colloca quella stessa decisione nel conflitto più ampio sull’aborto e sulla maternità surrogata. Nel loro insieme, le prospettive mostrano un caso in cui la genitorialità legale, il linguaggio contrattuale e le urgenti valutazioni mediche restano irrisolti anche dopo il rifiuto della Corte suprema di intervenire.