Storia
25 set 2026
Il divieto di accesso alla stampa imposto da Trump vacilla dopo che un giudice respinge la tesi della Casa Bianca sul giusto processo
Un giudice federale ha temporaneamente ripristinato l’accesso alla Casa Bianca di CNN, MS NOW e Politico, ritenendo debole la motivazione dell’amministrazione basata sulla sicurezza nazionale e costituzionalmente inadeguata la procedura adottata. La sentenza apre la strada a uno scontro più ampio sul controllo presidenziale della stampa.
Il tentativo dell’amministrazione Trump di controllare l’accesso alla Casa Bianca si è scontrato con l’insistenza di un giudice federale sul fatto che persino i giornalisti politicamente sgraditi non possano essere allontanati senza una procedura conforme alla legge.
Il giudice distrettuale statunitense Timothy Kelly ha temporaneamente ripristinato le credenziali stampa di CNN, MS NOW e Politico, emettendo un’ordinanza restrittiva di 14 giorni mentre prosegue la causa intentata dalle testate. La decisione non risolve la più ampia controversia relativa al Primo Emendamento, ma indebolisce nettamente la giustificazione iniziale dell’amministrazione per il divieto.
Le organizzazioni giornalistiche sostengono che il presidente Donald Trump abbia reagito con ritorsioni a una copertura mediatica che non gradiva e abbia violato sia la libertà di stampa sia la garanzia del giusto processo prevista dal Quinto Emendamento. Kelly ha concordato sul fatto che fosse probabile che le testate dimostrassero di non aver ricevuto né un preavviso né una concreta possibilità di rispondere prima che il loro accesso venisse revocato. Ha inoltre osservato che alcuni dei servizi citati dalla Casa Bianca erano “di routine” o risalivano a mesi prima.1
L’amministrazione presenta il conflitto in modo diverso. Gli avvocati del Dipartimento di Giustizia affermano che l’accesso alla Casa Bianca è “un privilegio, non un diritto” e sostengono che Trump avesse un interesse impellente a limitare le organizzazioni i cui servizi avrebbero riguardato informazioni classificate o sensibili per la sicurezza nazionale.2 Il governo ha inoltre accusato le testate di non aver rispettato gli standard di “professionalità e decoro”, mentre dopo il divieto ha inviato loro lettere che offrivano la possibilità di contestare la decisione.
Per ora, quella spiegazione non ha convinto Kelly. Un rapporto separato lo ha citato mentre chiedeva se la sicurezza nazionale potesse “essere mai vincente” come giustificazione per impedire l’accesso alle testate.3 Lo scetticismo del giudice è particolarmente degno di nota perché è stato nominato da Trump.
I critici conservatori sostengono che la sentenza rifletta un doppio standard, richiamando le precedenti restrizioni della Casa Bianca nei confronti dei giornalisti e affermando che queste testate pretendano un trattamento speciale. Un account conservatore ha inoltre sottolineato che Kelly era vincolato dai precedenti della corte d’appello, “senza se e senza ma”.4
Gli argomenti contrapposti mettono in luce la tensione centrale del caso: la Casa Bianca rivendica discrezionalità per tutelare la sicurezza e gli standard, mentre il giudice ha finora considerato le garanzie procedurali—non la rabbia presidenziale—la questione determinante.