Storia
26 set 2026

La riapertura di Hormuz alimenta le speranze sul petrolio, mentre Iran e Stati Uniti restano divisi sul futuro

Una presunta offerta iraniana per ripristinare la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz ha contribuito a spingere al ribasso i prezzi del petrolio, ma le richieste contrapposte sulla sequenza dei colloqui e sul destino di un accordo fallito a giugno rendono incerto un accordo decisivo.

Un possibile accordo sullo Stretto di Hormuz sta offrendo ai mercati una breve tregua, mentre i termini diplomatici rivelano quanto Teheran e Washington siano ancora lontane da una soluzione duratura.

Secondo quanto riferito, l'Iran avrebbe proposto di riaprire la strategica via d'acqua rinviando i negoziati sul nucleare: un approccio che separa l'accesso immediato ai traffici marittimi dalla disputa più ampia. Questa sequenza potrebbe rendere più facile sostenere politicamente un accordo limitato, ma rischia anche di lasciare irrisolte le questioni più controverse.

L'alternativa in discussione è più reciproca. Un rapporto citato da una testata liberal ha riferito che i negoziatori iraniani e statunitensi stavano valutando un'intesa graduale in base alla quale Teheran consentirebbe la navigazione attraverso Hormuz in cambio della fine del blocco navale statunitense. La proposta ricorda il quadro delineato in un memorandum d'intesa del 17 giugno, naufragato poco dopo con la ripresa dei combattimenti. La domanda chiave è che cosa, ammesso che qualcosa sia cambiato, sia cambiato nei colloqui attuali.

I mercati hanno comunque reagito alla possibilità di una de-escalation: il greggio Brent è sceso dell'1,53% a 104,97 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate è calato del 2,21% a 92,52 dollari. Questo ottimismo resta fragile. Gli investitori continuano a monitorare l'inflazione, i costi dell'energia e le dichiarazioni conflittuali dei due governi.

Secondo quanto riferito, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian avrebbe sollecitato Washington a tornare al memorandum di giugno prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, mentre la comunicazione prosegue attraverso intermediari. Come ha osservato l'analista David Morrison, «È noto che le due parti comunicano tramite mediatori». Il terreno comune è limitato ma chiaro: entrambe le parti sembrano riconoscere l'utilità di evitare una crisi prolungata a Hormuz. Tuttavia, divergono nettamente sul fatto che ciò richieda un accordo circoscritto sulla navigazione o il ritorno a un quadro diplomatico più ampio.