Storia
25 set 2026

La Corte Suprema della California afferma che il sequestro delle schede da parte dello sceriffo ha minacciato l’integrità delle elezioni

La corte ha ordinato allo sceriffo della contea di Riverside Chad Bianco di restituire più di 650.000 schede sequestrate durante un’indagine per frode. I sostenitori della sentenza la considerano una garanzia contro la sfiducia nelle elezioni, mentre i conservatori affermano che impedisce di esaminare una presunta discrepanza nel conteggio dei voti.

La massima corte della California ha tracciato una netta distinzione tra l’indagine su presunte irregolarità elettorali e la possibilità per le forze dell’ordine di assumere il controllo delle schede. La sua sentenza obbliga lo sceriffo della contea di Riverside Chad Bianco a restituire più di 650.000 schede sequestrate durante un’indagine per frode, trasformando una controversia locale in un più ampio banco di prova per la supervisione delle elezioni.

La maggioranza della corte ha considerato il sequestro in sé un pericolo per la fiducia del pubblico. La presidente della Corte Patricia Guerrero ha scritto che “consentire alle forze dell’ordine un accesso senza vincoli alle schede, o la possibilità di gestirle e contarle in segreto, sulla base di protocolli non regolamentati, crea di per sé un rischio sostanziale per l’integrità delle elezioni”. La sentenza ha inoltre confermato l’autorità del procuratore generale Rob Bonta di contestare l’indagine dello sceriffo, respingendo quella che Guerrero ha definito la “visione insostenibile” secondo cui il principale responsabile delle forze dell’ordine dello Stato dovrebbe restare “un semplice spettatore” di un’indagine di rilevanza statale.

Questa interpretazione è accolta con favore dai democratici e dai funzionari elettorali, i quali sostengono che la custodia non autorizzata delle schede possa erodere la fiducia anche quando viene presentata come una misura contro le frodi. Il governatore Gavin Newsom ha dichiarato che la decisione confermava che la California avrebbe “difeso la democrazia – usando ogni ramo del governo”, e ha citato nuove protezioni volte a impedire sequestri analoghi.

La copertura conservatrice sottolinea una diversa carenza: la decisione della corte pone fine al tentativo di Bianco di esaminare una discrepanza di 45.000 voti segnalata nel conteggio della contea di Riverside. Secondo quanto riportato, lo sceriffo ha sequestrato le schede dopo che un gruppo locale per l’integrità elettorale aveva sollevato la questione, sebbene la contea avesse sostenuto la Proposizione 50 con circa 80.000 voti di scarto, più del divario contestato.

Le narrazioni contrapposte condividono dunque una preoccupazione — la fiducia nelle elezioni — ma ribaltano la minaccia percepita. Per la corte e i suoi sostenitori, un sequestro senza controlli rischia di trasformare l’applicazione delle norme elettorali in un intervento politico. Per i difensori di Bianco, la restituzione delle schede impedisce di esaminare una discrepanza che, a loro avviso, meritava un’indagine.