Storia
25 set 2026

Starbucks punta sulla chiusura dei negozi per rilanciare una ripresa che ha perso slancio

Starbucks sta chiudendo circa 250 caffetterie in Nord America mentre l’amministratore delegato Brian Niccol cerca di migliorare la redditività e l’esperienza dei clienti. I sostenitori vedono una potatura disciplinata; gli scettici si chiedono se un numero inferiore di negozi possa risolvere una domanda più debole.

Starbucks scommette sul fatto che una presenza più ridotta possa generare un’attività più solida—ma la mossa mette anche in luce i limiti di un rilancio costruito sulla riduzione dei costi e sulla ridefinizione dell’esperienza dei clienti.

La catena di caffetterie prevede di chiudere circa 250 locali nordamericani poco performanti, pari a circa l’1% dei suoi negozi regionali, sostenendo al contempo costi di ristrutturazione per circa 300 milioni di dollari. Ha inoltre ridotto la previsione per l’anno fiscale 2026 sulle nuove aperture nette a 440, rispetto alle precedenti 600-650.

L’interpretazione rialzista è lineare: le sedi più deboli stanno consumando risorse senza generare vendite o fidelizzazione sufficienti. L’Investing Club di CNBC ha descritto le chiusure come «più positive di qualsiasi altra cosa», citando il punto di vista dell’analista Jacob Aiken-Phillips secondo cui molti dei negozi interessati erano meno redditizi e parte delle vendite avrebbe potuto spostarsi verso caffetterie vicine. Secondo questa lettura, la strategia non è una ritirata, ma una concentrazione—spostare i clienti verso le sedi più solide migliorando al contempo i margini e le performance dei singoli negozi.

La prospettiva scettica è meno sviluppata, ma più incalzante. Un articolo di orientamento conservatore intitolato «5 domande sulle chiusure dei negozi Starbucks» esprime preoccupazione sul fatto che le chiusure affrontino il problema di fondo invece di limitarsi a ridurre la presenza fisica dell’azienda. La domanda è importante perché le azioni Starbucks sono scese del 14% dalla fine di agosto, pur rimanendo in rialzo di circa l’11% da inizio anno, mentre la pressione sulla spesa dei consumatori si è intensificata.

Entrambe le prospettive indicano la stessa incertezza: chiudere negozi può migliorare le medie, ma non ripristinerà da solo la domanda. Il caso sostenuto dal management dipende dal fatto che i clienti si trasferiscano verso le caffetterie vicine invece di abbandonare del tutto Starbucks. Le chiusure rappresentano quindi un primo banco di prova per il più ampio rilancio di Brian Niccol—per capire se la disciplina operativa possa trasformarsi in una nuova crescita, anziché semplicemente in una ritirata più efficiente.