Storia
26 set 2026

I tagli alla spesa da 1 miliardo di dollari di Trump contrappongono le accuse di sprechi al potere di bilancio del Congresso

L’amministrazione Trump afferma di stare eliminando la spesa sprecona, mentre i legislatori di entrambi i partiti sostengono che la manovra di fine anno aggiri illegalmente il Congresso e minacci il suo controllo costituzionale sugli stanziamenti.

L’amministrazione Trump ha avviato la cancellazione di quasi 1 miliardo di dollari di spesa approvata dal Congresso, trasformando la campagna contro gli sprechi governativi in un nuovo scontro costituzionale su chi controlli i fondi federali.

La Casa Bianca afferma che i tagli riguardano programmi che non servono più i contribuenti americani, in particolare i servizi per rifugiati, richiedenti asilo e altri migranti, oltre a iniziative nel campo dell’istruzione e dell’edilizia abitativa incentrate sulla diversità. Ha descritto l’azione come uno sforzo necessario per eliminare spese non coerenti con le priorità del presidente Trump, mentre il vicepresidente JD Vance ha dichiarato che l’amministrazione aveva «scoperto e BLOCCATO miliardi di dollari di spesa fraudolenta».

La riduzione più consistente—567 milioni di dollari—proviene dai programmi del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani rivolti a rifugiati, beneficiari di asilo e migranti. L’amministrazione sta inoltre revocando 50 milioni di dollari di finanziamenti legati agli immigrati, 70 milioni di dollari in sovvenzioni per quella che la Casa Bianca definisce «istruzione internazionale woke» e 56 milioni di dollari destinati ai programmi del Dipartimento per l’Edilizia abitativa e lo Sviluppo urbano.

La copertura conservatrice presenta la mossa come un tentativo deciso di smantellare i programmi legati all’immigrazione illegale e alla diversità, all’equità e all’inclusione. Un resoconto ha descritto l’azione come un taglio ai fondi per i «programmi sull’immigrazione e sui rifugiati» e alle sovvenzioni a beneficio delle imprese di proprietà di minoranze. Un altro ha descritto più esplicitamente la manovra come l’azione della Casa Bianca volta ad aggirare il Congresso per tagliare 810 milioni di dollari.

La controversia centrale è di natura procedurale. Ai sensi dell’Impoundment Control Act, i presidenti possono proporre revoche di stanziamenti, ma normalmente il Congresso dispone di 45 giorni legislativi per approvarle. Annunciando i tagli con l’anno fiscale ormai quasi concluso, l’amministrazione può di fatto impedire ai legislatori di agire prima che i fondi scadano.

La senatrice repubblicana Susan Collins e i legislatori democratici hanno condannato allo stesso modo questo approccio. Collins ha affermato che la Casa Bianca aveva «trattenuto intenzionalmente questi fondi per mesi» e ha definito illegittima qualsiasi cancellazione senza l’approvazione del Congresso. I democratici l’hanno definita un attacco al potere di bilancio del Congresso. Nel frattempo, l’amministrazione si sta affidando alla stessa contestata tattica della «revoca di stanziamenti di fatto» utilizzata l’anno scorso per cancellare 4,9 miliardi di dollari di aiuti esteri, lasciando ancora una volta ai tribunali il compito di definire i limiti del potere presidenziale di spesa.