Storia
28 set 2026

I titoli del Manchester City affrontano una resa dei conti senza precedenti dopo il verdetto di colpevolezza

Una sentenza storica ha riconosciuto il Manchester City colpevole della maggior parte delle accuse relative alle regole finanziarie della Premier League, contrapponendo il ricorso del club alle richieste di una punizione significativa e sollevando interrogativi sulla legittimità della sua era ricca di trofei.

L'era di maggior successo del Manchester City è arrivata al suo momento più pericoloso: una commissione indipendente ha riconosciuto il club colpevole della stragrande maggioranza delle oltre 100 accuse relative alle regole finanziarie della Premier League. Il verdetto minaccia ora non solo possibili sanzioni sportive, ma anche la credibilità della storia recente della competizione.

Il caso della Premier League ruota attorno a presunte falsificazioni finanziarie, alla divulgazione incompleta dei pagamenti a giocatori e allenatori, a violazioni delle regole finanziarie nazionali ed europee e alla mancata collaborazione con gli investigatori. Le accuse riguardano il periodo dal 2009-10 al 2022-23: un arco di tempo nel quale il City ha vinto sette titoli di campione, sei Coppe di Lega, tre FA Cup e la Champions League.

Questa portata rende il caso fondamentalmente diverso dalle consuete controversie disciplinari. Le possibili sanzioni vanno dalle multe e dalle penalizzazioni in punti alla sospensione, alla retrocessione o all'espulsione. I titoli potrebbero inoltre essere revocati, mentre i club rivali potrebbero chiedere un risarcimento se il verdetto supererà l'atteso ricorso del City. Secondo le regole, il ricorso deve essere presentato entro 14 giorni e il procedimento dovrebbe teoricamente concludersi nel giro di poche settimane, sebbene la straordinaria segretezza e la durata del caso abbiano già messo alla prova queste tempistiche.

La posizione del City rimane di sfida. Il club afferma che il procedimento è in corso e di aver fatto affidamento sul fatto che la Premier League agisse in qualità di regolatore «indipendente, imparziale e orientato all'equità, libero da influenze di parte». L'argomentazione riecheggia il ricorso vinto dal club nel 2020 contro il divieto imposto dalla UEFA, sebbene il nuovo caso sia più ampio e riguardi presunte ostruzioni oltre alla condotta finanziaria.

La reazione dall'interno e dall'esterno del club mette in luce la frattura centrale. L'ex difensore del Liverpool Andy Robertson sostiene che i giocatori «non siano mai da ritenere responsabili», separando i risultati sul campo dalle decisioni della proprietà. Anche alcuni tifosi del City insistono sul fatto di sapere ciò che hanno visto in campo. Altri, tra cui un tifoso autocritico, affermano che il club sia «colpevole senza ombra di dubbio» e che sfuggire alla punizione creerebbe «una regola per i ricchi».

Funzionari ed ex figure del City occupano una posizione intermedia: chiedono un ricorso rapido e trasparente, ma avvertono che «il denaro non è una punizione sufficiente» se il verdetto sarà confermato. L'esito determinerà se le regole della Premier League siano in grado di limitare il suo club più potente o se si limitino a decorare un'era già contrassegnata da un asterisco.