Storia
29 set 2026

Il rifiuto di Trump su Hormuz trasforma la tregua condizionata con l’Iran in una scommessa di guerra ad alto rischio

L’Iran ha offerto di riaprire lo Stretto di Hormuz e riprendere i colloqui sul nucleare, ma Washington ha respinto le condizioni mentre gli attacchi nella regione proseguivano. Lo stallo sta facendo salire i prezzi del petrolio, lasciando la diplomazia oscurata dalle minacce di nuovi bombardamenti.

La disputa sullo Stretto di Hormuz è passata da una possibile apertura diplomatica a una prova di forza, con Washington che chiede più di quanto Teheran sembri disposta a concedere e l’Iran che avverte che lo scontro potrebbe allargarsi.

L’Iran ha proposto di riaprire entro sette giorni la vitale rotta marittima e di riprendere i negoziati sul nucleare, ma solo se gli Stati Uniti avessero posto fine a quella che Teheran definisce aggressione, revocato il blocco navale e la pressione economica e sbloccato i beni iraniani. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato: «Se saranno soddisfatte determinate condizioni, lo Stretto di Hormuz sarà aperto al termine dei sette giorni e i colloqui riprenderanno».

La lettura conservatrice sottolinea che il presidente Donald Trump ha respinto l’offerta perché non soddisfaceva i suoi obiettivi, lasciando comunque spazio ai negoziati. «Vogliono raggiungere un accordo, ma non è l’accordo che voglio raggiungere io», ha affermato Trump, aggiungendo che l’Iran aveva «esagerato la propria posizione». Una posizione europea distinta rafforza la cautela di Washington: la presidente della Commissione europea ha dichiarato che era «troppo presto per revocare le sanzioni all’Iran».

La copertura orientata a sinistra presenta lo stesso rifiuto come una pericolosa escalation. Secondo quanto riferito, Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di aspettarsi la ripresa dei bombardamenti statunitensi dopo le elezioni di metà mandato di novembre, mentre i funzionari continuavano a negoziare attraverso mediatori. Questo resoconto non è pienamente confermato, ma sottolinea il divario tra i discorsi pubblici su un accordo e i preparativi privati per una ripresa del conflitto.

Le conseguenze si stanno già estendendo oltre la diplomazia. Le forze Houthi sostenute dall’Iran hanno lanciato proiettili verso l’Arabia Saudita, mentre la coalizione guidata da Riad ha dichiarato di aver intercettato droni e missili balistici. I mercati petroliferi hanno reagito in modo disomogeneo: il Brent è salito sopra i 107 dollari al barile dopo il rifiuto, anche se il greggio era sceso nella settimana precedente, quando i colloqui avevano brevemente alimentato le speranze di una de-escalation.

Le narrazioni contrapposte concordano sul fatto che i colloqui restino possibili. Divergono invece sul significato dell’offerta: Teheran la presenta come un percorso condizionato verso la de-escalation, mentre Washington e i suoi alleati considerano le condizioni insufficienti; lo stallo che ne deriva lascia la regione vulnerabile a una guerra più ampia.

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