Storia
28 set 2026
Gli elettori svizzeri respingono una spinta alla neutralità che avrebbe spinto il Paese a chiudersi
La decisiva sconfitta al referendum preserva il margine di manovra della Svizzera per sanzionare la Russia e cooperare con la NATO, rivelando al contempo un conflitto destinato a durare sul significato della neutralità: indipendenza o isolamento.
Gli elettori svizzeri hanno respinto il tentativo di trasformare la neutralità tradizionalmente flessibile del Paese in una norma costituzionale più rigida, scegliendo la cooperazione in materia di sicurezza e la politica delle sanzioni invece di una definizione più isolazionista del non allineamento.
Circa il 70 per cento ha votato contro la proposta, che avrebbe vietato la cooperazione con alleanze militari a meno che la Svizzera non fosse stata oggetto di un attacco o di una minaccia imminente di attacco. Avrebbe inoltre proibito le sanzioni contro i Paesi in guerra, fatta eccezione per le misure imposte dalle Nazioni Unite o volte a prevenire l'elusione delle sanzioni. 1
I sostenitori della proposta, guidati dal partito di destra Unione democratica di centro (UDC), hanno sostenuto che Berna avesse già annacquato la neutralità aderendo alle sanzioni contro la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. La loro campagna ha presentato la questione come una difesa dell'identità storica della Svizzera, usando lo slogan «No alla guerra, sì alla neutralità». L'iniziativa presentava inoltre la neutralità come una risorsa diplomatica che aiutava la Svizzera ad agire da mediatrice.
Il governo e la maggior parte degli altri partiti vedevano diversamente l'emendamento. Avvertivano che avrebbe limitato la capacità della Svizzera di proteggersi, addestrarsi con la NATO e collaborare con partner internazionali. Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis ha affermato che la misura avrebbe danneggiato la sicurezza nazionale, mentre la deputata dei Verdi Sibel Arslan ha sostenuto che l'UDC volesse «isolarsi a livello internazionale e sottrarsi alle proprie responsabilità quando il diritto internazionale viene calpestato». 2
Il risultato rappresenta quindi meno un rifiuto della neutralità che dell'interpretazione proposta dall'UDC. Gli elettori sembrano sostenere la neutralità come principio nazionale, accettando al contempo l'attuale ricorso del governo alle sanzioni e alla cooperazione internazionale. Come ha affermato il politologo Fabio Wasserfallen, «agli elettori svizzeri piace la neutralità, ma approvano il modo in cui il governo la sta attuando attualmente». 2
L'UDC ha accettato la sconfitta, ma ha avvertito che potrebbe tornare sulla questione se Berna adottasse sanzioni più severe o si allontanasse ulteriormente da quella che il partito considera una neutralità autentica. Il voto risolve per ora la questione costituzionale, ma non il dibattito su cosa dovrebbe significare la neutralità.