Storia
30 set 2026

La promessa di Trump di auto più economiche potrebbe lasciare gli automobilisti a pagare di più alla pompa

L’amministrazione sostiene che norme meno rigide sui consumi ridurranno i prezzi dei veicoli e daranno flessibilità alle case automobilistiche, ma gli scettici del settore e i gruppi ambientalisti avvertono che un maggiore consumo di carburante potrebbe annullare i risparmi iniziali.

La revoca degli standard sui consumi da parte di Trump si basa su un compromesso politico ben noto: auto più economiche oggi in cambio di costi e inquinamento potenzialmente più elevati nel corso degli anni di utilizzo.

L’amministrazione e i suoi alleati conservatori presentano la misura come una correzione industriale. Il Dipartimento dei Trasporti sostiene che le norme dell’era Biden abbiano di fatto spinto le case automobilistiche verso i veicoli elettrici e imposto agli acquirenti tecnologie costose. La revoca dovrebbe dare ai produttori maggiore libertà e allineare la produzione alla domanda dei consumatori, riducendo al contempo di 1.300 dollari il prezzo medio di un veicolo nuovo.

Le case automobilistiche sostengono ampiamente questa tesi. John Bozzella, dell’Alliance for Automotive Innovation, ha definito gli standard precedenti “non in linea con la realtà del mercato e la domanda dei clienti” e ha descritto la nuova norma come “un’adeguata correzione di rotta”. Anche il dirigente della società di consulenza Patrick Anderson ha affermato che la stima dei risparmi dell’amministrazione era “del tutto realizzabile”, perché i produttori avrebbero potuto evitare di aggiungere tecnologie costose che non garantivano i risparmi di carburante promessi.

Ma la tesi economica è controversa. Altri analisti del settore sostengono che le case automobilistiche difficilmente trasferiranno direttamente ai consumatori i risparmi derivanti dalla normativa, finché la domanda e i margini di profitto resteranno solidi. Un esperto ha affermato che gli eventuali guadagni potrebbero invece compensare le perdite derivanti dai cattivi investimenti nei veicoli elettrici. La revoca potrebbe inoltre rivelarsi troppo temporanea per rimodellare la produzione: Sean Tucker, redattore di Kelley Blue Book, ha detto che le case automobilistiche “non possono muoversi abbastanza velocemente” per una norma che potrebbe durare soltanto due o tre anni.

I gruppi ambientalisti si concentrano sul conto che arriverà in seguito. Katherine García del Sierra Club ha affermato che veicoli meno efficienti significano “più benzina bruciata, più spese alla pompa e aria più sporca nelle nostre comunità”. Dan Becker del Center for Biological Diversity ha avvertito che il costo ricadrebbe sui consumatori, mentre le compagnie petrolifere e automobilistiche incasserebbero profitti nel breve periodo.

La contraddizione centrale resta quindi irrisolta: Washington promette risparmi presso il concessionario, mentre gli oppositori della norma indicano un maggiore consumo di carburante, più emissioni e una maggiore esposizione alla volatilità dei prezzi della benzina. Il vantaggio per gli acquirenti dipende non solo dal prezzo di listino, ma anche da quanto a lungo manterranno le loro auto e da quanto costerà la benzina nel frattempo.