Storia
30 set 2026
Il taglio del 20% al Pentagono di Hegseth contrappone lo snellimento ai timori di sconvolgimenti politici e nella leadership
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth prevede di ridurre del 20% entro il 2027 gli incarichi per generali e ammiragli statunitensi, presentando un importante sforzo di ristrutturazione che i critici collegano a un modello più ampio di avvicendamenti ai vertici militari.
Il Pentagono si prepara a una delle più drastiche riduzioni della leadership militare di alto livello degli ultimi anni, presentando la misura come uno sforzo di ristrutturazione, mentre i critici la considerano parte di un modello destabilizzante di rimozioni ai vertici.
Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha approvato piani per ridurre del 20% gli incarichi riservati a generali e ammiragli nell’Esercito, nella Marina, nell’Aeronautica e nel bacino congiunto delle forze armate. Le riduzioni dovranno essere completate entro il 1° gennaio 2027, secondo i memorandum citati nei resoconti sul piano.1
L’inquadramento conservatore è più diretto: l’iniziativa viene presentata come un “importante rimpasto”, con i tagli descritti come uno sforzo per ridurre le dimensioni dei ranghi superiori delle forze armate.2 Questa interpretazione è in linea con l’agenda dichiarata da Hegseth per lo snellimento e considera la riduzione degli incarichi per generali e ufficiali con grado di generale come una correzione organizzativa, anziché come un arretramento della capacità militare.
La ricostruzione più critica sottolinea il ritmo e il contesto della ristrutturazione. Il nuovo obiettivo del 20% raddoppia una precedente riduzione del 10% ordinata per generali e ufficiali con grado di generale. Quella direttiva precedente prevedeva inoltre tagli del 20% agli incarichi in servizio attivo con grado di quattro stelle e agli ufficiali generali della Guardia Nazionale, suggerendo che il piano più recente rappresenti un’escalation piuttosto che un aggiustamento isolato.1
I critici indicano inoltre la rimozione da parte di Hegseth di comandanti di alto livello, tra cui il capo di stato maggiore dell’Esercito, il generale Randy George, come prova del fatto che le riduzioni del personale si stanno svolgendo insieme a un avvicendamento della leadership insolitamente aggressivo. Il Pentagono ha dichiarato che George si sarebbe ritirato dal suo incarico “con effetto immediato”.1
La divisione centrale, quindi, non riguarda il fatto che il Pentagono venga riorganizzato, ma ciò che i tagli rappresentano: uno sforzo conservatore per imporre disciplina ed efficienza, oppure una più ampia destabilizzazione della leadership militare, le cui conseguenze istituzionali restano poco chiare.