Storia
30 set 2026

Le prove del DNA scagionano un detenuto nel braccio della morte dello Utah, ma lasciano irrisolto l’omicidio del 1985

Douglas Stewart Carter è stato rilasciato su cauzione dopo che i test del DNA lo hanno escluso dalle prove chiave di un omicidio del 1985. Il caso contrappone la richiesta di una famiglia di mantenere alta l’attenzione alle crescenti prove di una condanna ingiusta.

Il rilascio di Douglas Stewart Carter dopo più di quattro decenni nel braccio della morte dello Utah ha portato alla luce un caso sospeso tra due fallimenti irrisolti: le prove contro di lui stanno crollando, ma l’omicidio di Eva Olesen resta irrisolto.

Un giudice ha ordinato il rilascio su cauzione di Carter, 71 anni, dopo che i pubblici ministeri hanno dichiarato che una nuova analisi del DNA lo ha escluso come possibile fonte del sangue rinvenuto su una maniglia e del materiale genetico prelevato dall’impugnatura del coltello usato per uccidere Olesen. Dovrà indossare un dispositivo di localizzazione GPS, evitare la famiglia della vittima e attendere un nuovo processo. Il procuratore Erwin Petilos ha definito la decisione «necessaria ed equa», mentre lo Stato esamina le prove rimanenti.

Il caso dell’accusa era già sottoposto a forti pressioni. Carter è stato condannato in gran parte sulla base di una confessione che sostiene essere stata estorta e delle testimonianze di due persone che in seguito hanno ritrattato, affermando che la polizia le aveva pagate e minacciate. La Corte Suprema dello Utah ha ordinato un nuovo processo dopo aver citato «molteplici episodi di condotta intenzionalmente scorretta» da parte degli investigatori e di un procuratore.

È questa storia a guidare l’interpretazione della difesa: Carter non è semplicemente un imputato in attesa di un altro processo, ma un uomo che sta uscendo da quella che il suo avvocato descrive come una sofferenza inflitta dallo Stato durata decenni. Neal Hamilton ha dichiarato che Carter lasciava la custodia con «41 anni di trauma indotto dallo Stato» e ha chiesto che l’accusa di omicidio aggravato fosse archiviata.

La famiglia della vittima interpreta diversamente il risultato del DNA. Theresa Olesen ha dichiarato che i familiari nutrivano «gravi preoccupazioni» per il rilascio di Carter e ha avvertito che l’esclusione dai campioni analizzati non dimostra che egli fosse assente dalla scena del crimine. «Vogliamo solo giustizia per Eva», ha detto, insistendo sul fatto che debba comunque essere accertato qualsiasi ruolo che Carter possa aver avuto.

Ora entrambe le parti devono confrontarsi con il divario scomodo tra certezza giuridica e risoluzione dei fatti. Le prove del DNA indeboliscono il caso contro Carter, mentre la confessione contestata e le testimonianze ritrattate sollevano interrogativi su come sia stato condannato. Tuttavia, i pubblici ministeri non hanno dichiarato se useranno le prove genetiche per identificare un altro sospettato, lasciando la libertà di Carter — e l’identità dell’assassino di Olesen — avvolte in ulteriore incertezza.