Storia
30 set 2026
La sentenza del giudice rivela le falle nell’introduzione della tassa sulle case di lusso a New York
Un giudice di Staten Island ha bloccato l’introduzione della tassa di New York City sulle abitazioni pied-à-terre, criticando il processo della città per l’identificazione dei potenziali contribuenti. I sostenitori parlano di una battuta d’arresto per la tassazione dei ricchi; i proprietari affermano che il sistema ha esposto e gravato persone che potrebbero non dovere nulla.
Il tentativo di New York City di tassare le seconde case di lusso si è scontrato con un ostacolo legale, non perché la tassa sia stata ritenuta illegittima, ma perché, secondo le accuse, l’introduzione da parte della città ha trattato troppi proprietari come potenziali evasori fiscali prima di verificare chi dovesse effettivamente pagare qualcosa.
Il giudice Wayne Ozzi di Staten Island si è schierato con i proprietari che contestavano l’attuazione del sovrapprezzo sulle abitazioni pied-à-terre, applicato agli immobili di valore elevato che non hanno come residente principale una persona che vive a New York City. La sentenza ordina alla città di rimuovere il suo ampio elenco online degli immobili, annullare le notifiche già emesse e fornire spiegazioni più circoscritte e dettagliate su come vengono identificati i contribuenti.
La posizione dei proprietari è fondamentalmente procedurale: secondo loro, la città ha trasferito sui residenti l’onere di dimostrare di essere esenti. Ozzi ha concordato che «I proprietari vengono danneggiati sostanzialmente e penalizzati senza necessità» dal «metodo con cui la città sta attuando la legge fiscale».1 Il loro avvocato, Randy Mastro, ha affermato che City Hall «ha gestito malissimo questa introduzione» e avrebbe dovuto correggere i propri errori invece di costringere i contribuenti a rivolgersi ai tribunali.1
La contrapposta interpretazione politica è più netta. La testata di orientamento liberal descrive la decisione come un «duro colpo» per il sindaco Zohran Mamdani e sottolinea che la tassa era sostenuta dai suoi fautori come un modo per «tassare i ricchi», con la possibilità di raccogliere circa 500 milioni di dollari all’anno per i servizi cittadini.2 Descrive inoltre la pubblicazione di nomi e indirizzi associati a circa 960.000 immobili come «doxxing», osservando al contempo che i proprietari avevano messo in guardia dal rischio di molestie e violenze.2
La distinzione centrale è importante: la decisione non invalida il sovrapprezzo. Respinge il metodo con cui la città lo sta amministrando. Ciò lascia intatti, in teoria, gli obiettivi di Mamdani in materia di entrate ed equità, ma costringe la sua amministrazione a costruire un sistema più preciso, in grado di individuare i proprietari facoltosi di seconde case senza includere indiscriminatamente e pubblicamente residenti che potrebbero non essere tenuti a pagare.