Storia
1 ott 2026
L’Australia alza i tassi mentre l’inflazione impone una scelta tra stabilità dei prezzi e crescita
L’ultimo rialzo della RBA al 4,6% riflette il peggioramento dei rischi inflazionistici, ma la posizione più rigida della banca centrale potrebbe indebolire ulteriormente un’economia che mostra già segnali di rallentamento.
La banca centrale australiana ha portato i tassi d’interesse ai massimi da 15 anni, rendendo più acuto il dilemma economico del Paese: l’inflazione si sta dimostrando persistente, ma la politica necessaria per contenerla rischia di frenare la crescita.
La Reserve Bank of Australia ha aumentato il tasso ufficiale di 25 punti base, portandolo al 4,6%, con una decisione unanime che ha evidenziato l’intensificarsi delle pressioni esterne e interne. Il consiglio ha dichiarato: «L’inflazione rimane elevata e alcuni dei rischi al rialzo segnalati ad agosto si stanno concretizzando».1
L’interpretazione più incentrata sull’inflazione collega la decisione a forze che sfuggono al controllo immediato della RBA. Il conflitto in Medio Oriente ha spinto i prezzi dell’energia oltre le previsioni precedenti, mentre la domanda legata all’intelligenza artificiale ha fatto aumentare i prezzi dei beni tecnologici. Allo stesso tempo, la banca ha citato la pressione persistente sulla capacità produttiva interna.1 In quest’ottica, tassi più elevati sono una difesa necessaria per evitare che l’inflazione si radichi nei salari, nei servizi e negli altri costi interni.
L’analisi più orientata al mercato sottolinea sia l’entità sia la possibile prosecuzione del ciclo di inasprimento. La RBA ha aumentato i tassi quattro volte quest’anno, per un totale di un punto percentuale, e ha dichiarato che «continuerà a fare ciò che ritiene necessario», compresi ulteriori rialzi se richiesti.2 L’inflazione è rimasta al di sopra dell’intervallo obiettivo del 2%-3% della banca, con l’ultima lettura disponibile al 3,5% a luglio, mentre Bank of America ha avvertito che l’inflazione di fondo era in aumento invece di tornare gradualmente verso l’obiettivo.2
Entrambe le prospettive individuano nei costi dell’energia e nell’inflazione persistente la minaccia principale. La differenza sta nell’enfasi: una spiega perché lo shock giustifichi una politica restrittiva, mentre l’altra evidenzia il rischio che la restrizione stessa aggravi il rallentamento economico. La crescita è già rallentata al 2,1% nel secondo trimestre, dal 2,5% del primo, e la RBA ha riconosciuto che l’attività potrebbe essere più debole se l’inflazione si rivelasse superiore alle previsioni.2 La decisione sui tassi non offre quindi una vittoria facile, ma solo una scelta tra tollerare un’inflazione radicata e accettare una domanda più debole.