Storia
3 ott 2026
Le accuse di stupro alla Cornell riaprono lo scontro su consenso, prove e giusto processo
New York ha riaperto l’indagine su presunte aggressioni sessuali in una confraternita della Cornell, intensificando l’attenzione sull’università e sui procuratori locali, mentre gli accusati avvertono che la pressione politica potrebbe compromettere l’equità.
La riapertura del caso della confraternita della Cornell ha trasformato una controversa ricostruzione di una notte segnata da alcol, ketamina e sesso in una verifica più ampia della responsabilità istituzionale e della capacità di un’indagine politicamente connotata di tutelare il giusto processo per tutte le persone coinvolte.
Le autorità di New York hanno descritto la risposta iniziale come un fallimento sistemico. La governatrice Kathy Hochul ha dichiarato che la presunta vittima è stata “abbandonata” da coloro che avevano l’obbligo di proteggerla e ha nominato la procuratrice generale Letitia James procuratrice speciale dopo aver perso fiducia nella gestione locale del caso. James ha affermato che avrebbe condotto un “riesame nuovo e approfondito di tutti i fatti” e che sarebbe andata “ovunque questi conducano”.1
Tra le prove che stanno ora attirando l’attenzione figurano i registri del campus e i messaggi su Snapchat che sembrano mostrare membri della confraternita parlare della donna durante la presunta aggressione. CBS News ha riferito che uno dei partecipanti ha scritto: “Come se potessi entrare e tirarlo fuori”, seguito dalla domanda: “Il negozio è ancora aperto?”.2 Questi documenti rafforzano il racconto dell’accusatrice, che ha riferito di essersi sentita intrappolata e progressivamente incapacitata, sollevando al contempo interrogativi sul motivo per cui il materiale non fosse stato in precedenza centrale in un procedimento penale.
La prospettiva opposta si concentra sulle contraddizioni e sulla soglia giuridica necessaria per procedere penalmente. Il procuratore distrettuale Matthew Van Houten ha dichiarato che la deposizione ricevuta dal suo ufficio non dimostrava l’esistenza di un reato e ha descritto le accuse contenute nella successiva causa civile come “radicalmente diverse”. Secondo la sua ricostruzione, ai procuratori non era stata fornita la trascrizione completa dell’interrogatorio; dopo averla esaminata, ha riconosciuto che essa “cambia il quadro”.3 Gli avvocati di alcuni degli uomini accusati negano ogni illecito e sostengono che l’attività sessuale fosse consensuale o che i loro assistiti non vi abbiano partecipato.
La controversia è diventata anche politica. Il presidente Donald Trump ha definito James “una persona corrotta” e ha affermato che gli accusati “non riceveranno un trattamento equo”.4 Nel frattempo, l’avvocato dell’accusatrice sostiene che la Cornell abbia dato priorità alla propria reputazione rispetto alla raccolta delle prove, definendo la gestione del caso un possibile “insabbiamento”. La Cornell afferma di aver condotto un’“indagine approfondita ai sensi del Title IX” e ha accettato una revisione indipendente.5
L’indagine di James potrebbe chiarire cosa sia accaduto, ma deve risolvere entrambe le questioni centrali: se le istituzioni abbiano ignorato prove di un’aggressione e se si stia permettendo all’indignazione pubblica di sostituirsi alle prove.