Storia
5 ott 2026
L’attacco a FlyDubai è stato definito terrorismo, ma il fallimento più grave potrebbe essere avvenuto prima del decollo
Funzionari degli Emirati Arabi Uniti e israeliani descrivono l’aggressione nella cabina di pilotaggio come un attacco terroristico, mentre le prime prove indicano un cedimento della sicurezza più profondo: un pilota che, secondo quanto riferito, era stato segnalato per opinioni estremiste è comunque riuscito a entrare in servizio nell’aviazione commerciale.
L’aggressione nella cabina di pilotaggio di FlyDubai è rapidamente diventata un caso di terrorismo, ma è anche una verifica del fatto che i sistemi di sicurezza dell’aviazione abbiano fallito prima ancora che l’aereo lasciasse terra.
Gli Emirati Arabi Uniti affermano che il copilota ha aggredito il comandante con un’ascia di emergenza e ha cercato di prendere il controllo del volo diretto in Israele, facendo precipitare pericolosamente l’aereo prima che passeggeri ed equipaggio intervenissero. Il procuratore generale ha descritto l’episodio come un tentato “attacco terroristico”.1 I funzionari emiratini e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu hanno sottolineato l’intento, la radicalizzazione e la possibilità di un’operazione suicida pianificata.
Questa interpretazione è supportata dalla dinamica dell’aggressione riferita. Il comandante è stato accoltellato, l’aereo ha perso migliaia di piedi in pochi secondi e i passeggeri hanno contribuito a riprendere l’accesso alla cabina di pilotaggio. Netanyahu ha definito “eroe” un passeggero entrato nella cabina di pilotaggio, mentre i funzionari emiratini hanno dichiarato che le indagini stavano esaminando i moventi, i contatti e le prove digitali del sospettato.2
Ma la questione più rilevante riguarda la catena dei controlli che ha preceduto l’attacco. Secondo quanto riferito, al copilota era stato vietato di volare in Oman dopo i timori che avesse adottato opinioni estremiste; in seguito era passato a un ruolo amministrativo, prima di entrare successivamente in FlyDubai. “Come abbia fatto il copilota a lavorare nella cabina di pilotaggio” è diventata una questione centrale dell’indagine, secondo quanto riportato sul caso.1
La copertura conservatrice ha sottolineato gli stessi fatti attraverso una lente più perentoria, descrivendo l’incidente come un dirottamento e dando risalto all’affermazione di Netanyahu secondo cui il pilota aveva subito un’“indottrinamento radicale islamico”.3 La stampa liberal, pur documentando dettagliatamente l’attacco, è stata più cauta nell’attribuzione: l’identità e il movente del sospettato, così come l’entità dei controlli a cui è stato sottoposto, restano oggetto di indagine, e l’Australia ha aperto un’inchiesta separata sui suoi precedenti anni da studente.4
Le prospettive convergono sul pericolo immediato e sull’intervento dell’equipaggio. Divergono invece su ciò che le prove dimostrano e sul fatto che il fallimento centrale sia stato un atto individuale di terrorismo o le istituzioni che hanno consentito a un pilota, secondo quanto riferito già segnalato, di tornare nella cabina di pilotaggio.