Storia
6 ott 2026
Il quasi-incidente di FlyDubai mette in luce le falle nella sicurezza — e la corsa a definire il terrorismo
Un comandante ferito, passeggeri e piloti fuori servizio hanno scongiurato una tragedia a bordo di un volo FlyDubai, ma l’incidente ha lasciato aperto il confronto tra spiegazioni divergenti su movente, controlli e responsabilità.
Un’aggressione nella cabina di pilotaggio che ha fatto precipitare un jet FlyDubai sull’orlo della tragedia è diventata più di un’emergenza aerea: ora è un banco di prova per i sistemi di sicurezza, la condivisione dell’intelligence e le narrazioni politiche costruite attorno al terrorismo.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno offerto l’interpretazione più netta. Il procuratore generale ha dichiarato che il copilota ha aggredito il comandante con un’ascia antincendio e ha tentato di assumere il controllo dell’aereo, definendo l’atto un tentativo “terroristico”. Le autorità degli Emirati hanno inoltre dichiarato che gli investigatori stanno ancora esaminando i moventi, i legami e le prove digitali del sospettato.1 Questa formulazione pone il terrorismo al centro dell’interpretazione, anche se i fatti alla base sono ancora oggetto di indagine.
Le autorità israeliane hanno posto l’accento sulla radicalizzazione. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il copilota era stato sottoposto a una “radicalizzazione islamista radicale”, mentre una prima valutazione israeliana ha descritto l’episodio come un probabile attacco da parte di un lupo solitario.2 La distinzione è importante: un individuo che agisce da solo indicherebbe un estremismo personale piuttosto che un complotto organizzato, ma non chiarirebbe come siano stati trascurati i segnali d’allarme.
Questa domanda è il filone più importante dell’indagine. Secondo quanto riferito, il copilota era stato rimosso dall’attività di volo dall’Oman a causa di preoccupazioni per le sue opinioni estremiste, per poi essere assunto in seguito da FlyDubai. Le agenzie australiane stanno ora esaminando il periodo trascorso come studente nel Paese, mentre la compagnia aerea afferma di non poter commentare prima della conclusione dell’inchiesta.3 Le notizie secondo cui Israele aveva ricevuto informazioni sull’equipaggio prima del volo hanno innescato una controversia parallela su chi fosse responsabile della loro verifica: lo Shin Bet israeliano ha indicato il ministro dei Trasporti, mentre il ministro ha affermato che la responsabilità spettava alle agenzie di sicurezza.4
A fronte di questi fallimenti istituzionali c’è il racconto delle persone che hanno impedito lo schianto. I passeggeri hanno descritto di aver agito d’istinto dopo che il comandante aveva aperto la porta della cabina di pilotaggio, mentre alcuni piloti fuori servizio hanno contribuito a riprendere il controllo. Un passeggero ha dichiarato: “Ho deciso che saremmo sopravvissuti”.5 Un commento conservatore trasforma quella cooperazione in una più ampia alleanza hindu-ebraica contro l’estremismo.6 Il coraggio dei soccorritori non è in discussione; ciò che resta irrisolto è se l’episodio debba essere ricordato soprattutto come terrorismo, un’aggressione da parte di un lupo solitario o un fallimento evitabile dei controlli nel settore dell’aviazione.