Storia
9 ott 2026
Le accuse contro Guilfoyle mettono l’amministrazione Trump sulla difensiva
L’ambasciatrice Kimberly Guilfoyle è accusata di aver cercato di ottenere il pagamento di 100.000 dollari da un donatore prima della sua audizione di conferma, presumibilmente in cambio di accesso. L’amministrazione ha evitato una risposta diretta, intensificando le richieste di un’indagine.
Le accuse contro l’ambasciatrice statunitense in Grecia Kimberly Guilfoyle hanno creato una familiare frattura politica a Washington: una controversa transazione personale che i critici considerano un possibile accordo di tipo «do ut des», e un’amministrazione che resiste a emettere giudizi prima che i fatti siano chiariti.
L’uomo d’affari Eric Deters afferma che Guilfoyle gli abbia chiesto di trasferire 100.000 dollari ad American Express pochi giorni prima della sua audizione di conferma al Senato, offrendo presumibilmente in cambio il proprio aiuto con l’amministrazione Trump. Ha dichiarato a CBS News: «Era un do ut des» e ha detto che dovrebbe «perdere il suo incarico di ambasciatrice».1 Deters afferma di non aver mai pagato, mentre un avvocato di Guilfoyle ha contestato l’autenticità dei messaggi forniti al Wall Street Journal e sostenuto che le spettassero somme per viaggi e interventi come relatrice.2
Lo scambio di messaggi riportato è centrale per entrambe le interpretazioni. Secondo le accuse, Guilfoyle avrebbe scritto: «Tesoro, per favore, ho bisogno che tu faccia questo per me oggi», esortando al contempo Deters a usare Signal e a smettere di mettere per iscritto questioni sensibili. I critici leggono quei messaggi come una prova di occultamento; la sua difesa presenta la controversia più ampia come un disaccordo sulla remunerazione e su affermazioni non verificabili.
La copertura dell’area conservatrice ha posto l’accento sull’accusa in sé — «Secondo quanto riferito, Guilfoyle avrebbe chiesto a un donatore 100.000 dollari per pagare il conto Amex» — evidenziando separatamente il rifiuto del segretario di Stato Marco Rubio di commentare.3 La copertura dell’area liberal ha inserito l’episodio in un contesto etico più ampio, ricordando precedenti accuse sui contatti di Guilfoyle con lobbisti greci e interessi commerciali, nonché le richieste del Congresso di procedere a una verifica.4
Rubio ha liquidato le notizie dicendo che non sono «il Vangelo» e ha affermato che tali questioni non dovrebbero essere affrontate durante una conferenza stampa all’estero. Il vicepresidente JD Vance ha offerto una risposta altrettanto cauta: «Ovviamente non mi fa piacere», ma ha detto di non conoscere tutti i dettagli. Il contrasto è evidente: gli accusatori chiedono responsabilità immediata, mentre i funzionari dell’amministrazione fanno leva sull’incertezza, lasciando irrisolte le accuse di fondo e facendo crescere le conseguenze diplomatiche.