Storia
9 ott 2026

La MLB vende una stagione più breve come sollievo per i giocatori, ma il sindacato vede una trappola del tetto salariale

La MLB sostiene che ridurre la stagione a 154 partite migliorerebbe la salute dei giocatori e rafforzerebbe la postseason, ma il sindacato dei giocatori sostiene che il piano sia subordinato a un tetto salariale che indebolirebbe la retribuzione e il potere contrattuale.

La Major League Baseball offre ai giocatori meno partite di regular season e una postseason rinnovata, ma solo nell’ambito di una più ampia spinta per introdurre un tetto salariale, trasformando un cambiamento apparentemente favorevole ai giocatori in una controversia sindacale ad alta tensione.

La proposta di base è semplice: a partire dal 2029, la MLB ridurrebbe il calendario da 162 a 154 partite, amplierebbe le Division Series da una serie al meglio delle cinque a una al meglio delle sette e creerebbe una finestra per le trasmissioni nazionali del lunedì. I dettagli operativi del piano sono stati riportati nella copertura della proposta. Ma il disaccordo centrale non riguarda il calendario. Riguarda chi otterrà il controllo — e il denaro — nell’ambito del prossimo contratto collettivo.

La MLB presenta la stagione più breve come una misura a favore della salute e dell’intrattenimento. Il portavoce Glen Caplin ha dichiarato che ridurre di otto le partite sarebbe “positivo per la salute dei giocatori”, creando al contempo “una nuova finestra di trasmissione nazionale per mettere in mostra le nostre squadre e i nostri giocatori più emozionanti”. La lega sostiene inoltre che una Division Series più lunga offrirebbe ai tifosi più occasioni per vedere i migliori lanciatori e renderebbe il baseball di ottobre più avvincente. Accanto al tetto salariale proposto è incluso un minimo salariale, che obbligherebbe le squadre a spendere una somma minima per i giocatori.

La MLB Players Association vede lo stesso pacchetto attraverso una lente decisamente diversa. Il sindacato ha dichiarato che la MLB aveva “reso ancora una volta chiaro che tutte le sue proposte sono subordinate all’accordo dei giocatori su un tetto salariale”, descrivendo il sistema come uno che “svuota i diritti e la retribuzione dei giocatori”. Secondo questa prospettiva, la riduzione del calendario non è una concessione indipendente, ma una leva per imporre limiti ai guadagni dei giocatori.

Le due parti condividono l’interesse per una postseason più redditizia e una maggiore visibilità nazionale. Tuttavia, l’appello della MLB si fonda sull’efficienza e sullo spettacolo, mentre l’obiezione del sindacato si concentra sul potere contrattuale dei lavoratori. Con il contratto collettivo in scadenza il 1° dicembre, la stagione proposta da 154 partite potrebbe essere meno un compromesso che la prima mossa di una lotta più ampia sulla struttura economica del baseball.