Storia
9 ott 2026

La morte di Curtis Flowers riapre le ferite di una condanna respinta dalla Corte Suprema

Curtis Flowers, che ha trascorso 22 anni in carcere e nel braccio della morte, è morto a 56 anni dopo che i procuratori hanno abbandonato il caso contro di lui. Le ricostruzioni contrapposte sottolineano una netta divisione tra la narrazione della condanna a morte e la storia documentata dei ripetuti fallimenti dell’accusa.

Curtis Flowers ha trascorso più di due decenni dietro le sbarre dopo che i procuratori del Mississippi hanno ripetutamente portato avanti contro di lui lo stesso caso di omicidio. La sua morte a 56 anni riporta l’attenzione su una saga giudiziaria che ha messo in luce profonde divergenze su ciò che la sua condanna rappresentasse e su come il sistema giudiziario lo abbia trattato.

Un resoconto conservatore mette in primo piano la pena e l’intervento della Corte Suprema, descrivendo Flowers come un uomo nero «la cui condanna a morte è stata annullata dalla Corte Suprema». Questa ricostruzione presenta il caso principalmente come un’annullamento di una condanna capitale, senza illustrare la sequenza di procedimenti che vi ha condotto.

Il resoconto liberal pone l’accento altrove: Flowers è stato processato sei volte per quattro omicidi commessi nel 1996 dallo stesso procuratore, il procuratore distrettuale Doug Evans, nonostante l’arma del delitto non sia mai stata trovata e non vi fossero prove di DNA o impronte digitali che collegassero Flowers al crimine. La sua prima condanna è arrivata da una giuria interamente bianca che ha deliberato per circa un’ora; nei sei processi complessivi, 61 giurati su 72 erano bianchi e tutti hanno votato per la condanna.

Le due prospettive convergono sulla decisione della Corte Suprema del 2019, che ha annullato la condanna di Flowers. Ma il quadro più completo presenta quella decisione non come una correzione circoscritta della pena di morte, bensì come una censura dei metodi dell’accusa. Il giudice Brett Kavanaugh ha descritto «uno sforzo incessante e determinato per liberare la giuria dagli individui neri».

Flowers è stato rilasciato su cauzione sei mesi dopo, in seguito a 23 anni trascorsi in carcere. I procuratori hanno ritirato le accuse nel 2020. Il suo avvocato Rob McDuff ha definito il caso «senza precedenti nella storia del sistema giudiziario americano», una caratterizzazione rafforzata dalle ritrattazioni dei testimoni, dalle inchieste giornalistiche e dalle prove che Evans aveva escluso in modo sproporzionato i giurati neri. Ne risulta una storia che riguarda meno una condanna annullata che il modo in cui il sistema ha permesso ripetutamente che una condanna venisse ricostruita.