Storia
10 ott 2026

Le stesse parole di Trump lasciano il divieto dei media alla Casa Bianca su basi giuridiche precarie

Un giudice federale ha prorogato le tutele per i giornalisti di CNN, MS NOW e Politico, mentre la Casa Bianca faticava a conciliare la propria difesa basata sulla sicurezza nazionale con l’ammissione di Trump che la copertura sfavorevole aveva contribuito a motivare il divieto.

La battaglia per l’accesso dei media alla Casa Bianca ruota sempre più attorno a una contraddizione centrale: l’amministrazione invoca preoccupazioni istituzionali e di sicurezza nazionale, mentre il presidente Trump ha descritto il divieto in termini di copertura ostile.

Durante un’udienza giovedì, il giudice Timothy Kelly ha prorogato fino ad almeno martedì un’ordinanza temporanea a tutela dei giornalisti di CNN, MS NOW e Politico; quel giorno dovrebbe esaminare una richiesta di ingiunzione preliminare. La decisione del giudice mantiene le testate all’interno della Casa Bianca mentre il tribunale valuta se l’amministrazione abbia agito legalmente.

L’avvocato delle organizzazioni giornalistiche, Theodore Boutrous, ha sostenuto che lo stesso Trump avesse fornito la prova più forte contro la tesi del governo. In un’intervista a Time, Trump ha detto che l’“impulso” alla base del divieto erano “storie negative una dopo l’altra”, aggiungendo che molti articoli erano “falsi”. Boutrous ha definito le dichiarazioni “una confessione di discriminazione e ritorsione basate sul punto di vista”, sostenendo che il presidente non avesse fatto mistero delle sue motivazioni.

La Casa Bianca ha fornito una versione diversa. Il suo avvocato, Michael Velchik, ha affermato che la decisione rifletteva il mancato rispetto degli standard giornalistici fondamentali e ha descritto la Casa Bianca come “un luogo sacro”. Ha inoltre difeso le lettere inviate dopo il divieto, definendole un’opportunità per le testate di rispondere; Boutrous ha respinto l’argomento come un “processo farsa”.

Il problema giuridico, tuttavia, potrebbe riguardare meno la motivazione dichiarata dall’amministrazione che la procedura seguita. In precedenza Kelly aveva stabilito che le testate non avevano ricevuto un preavviso adeguato sugli standard che regolavano l’accesso né una reale possibilità di contestare una possibile sanzione. Durante l’udienza di giovedì, ha detto al governo che persisteva “un problema di notifica” e ha definito tale questione “probabilmente l’ostacolo più grande” per la sua difesa.

Una presentazione conservatrice separata riduce la controversia alla valutazione da parte del giudice di un’ingiunzione che blocchi il divieto imposto da Trump, sottolineando il ruolo del tribunale nel limitare la politica anziché la motivazione dichiarata dal presidente. Il contrasto è significativo: l’amministrazione e i suoi sostenitori presentano il caso come una questione di condotta delle redazioni e di controllo dell’esecutivo, mentre i ricorrenti — e apparentemente le domande del giudice — pongono al centro la discriminazione basata sul punto di vista e il giusto processo.