Storia
12 ott 2026
Trump e Rubio affrontano una prova di lealtà mentre aumentano le accuse contro Guilfoyle
Le segnalazioni di presunta cattiva condotta, doni inappropriati e un pagamento con carta di credito proposto e finanziato da un donatore hanno messo a rischio l’incarico dell’ambasciatrice Kimberly Guilfoyle, esponendo le tensioni tra lealtà politica e responsabilità.
La controversia che circonda Kimberly Guilfoyle è diventata una prova per stabilire se l’amministrazione Trump proteggerà un’ambasciatrice politicamente vicina o agirà di fronte ad accuse che potrebbero minare la credibilità diplomatica.
Il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio stanno valutando la rimozione di Guilfoyle mentre si accumulano le segnalazioni sulla sua condotta in qualità di ambasciatrice in Grecia. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato che i due erano «estremamente infuriati» e avrebbero potuto decidere questa settimana quali provvedimenti adottare, sebbene non sia stata confermata alcuna partenza.1
Le accuse riguardano diversi ambiti. Il Wall Street Journal ha riferito che Guilfoyle avrebbe chiesto aiuto a un donatore di Trump per una fattura American Express da 100.000 dollari poco prima della sua audizione di conferma al Senato, offrendo presumibilmente in cambio l’accesso a esponenti di alto livello dell’amministrazione. L’articolo ha inoltre descritto accuse secondo cui avrebbe promosso gli interessi di un’azienda greca, accettato doni o servizi inappropriati e consentito a un lobbista di partecipare a riunioni diplomatiche private. L’avvocato di Guilfoyle ha contestato le accuse, affermando che qualsiasi insinuazione di illecito fosse priva di fondamento.2
Le due narrazioni politiche differiscono più nell’enfasi che nella sostanza. La copertura liberale mette in evidenza il modello di condotta riferito e le richieste dei democratici al Congresso di avviare un’indagine, presentando l’episodio come una crisi di governo e di etica. La copertura conservatrice attribuisce maggiore peso alle smentite, all’assenza di un licenziamento confermato e agli avvertimenti contro il fatto di trattare le notizie basate su fonti anonime come fatti accertati.
La posizione pubblica di Rubio riflette questa tensione. Inizialmente ha dichiarato: «La nostra ambasciatrice è stata una valida ambasciatrice qui», ma in seguito ha rimproverato i giornalisti, dicendo: «Non è il Vangelo» solo perché una fonte aveva parlato con loro.1 Anche il vicepresidente JD Vance ha esortato i funzionari a stabilire «quali siano i fatti», riconoscendo al contempo che eventuali illeciti dovrebbero comportare conseguenze.2
Secondo quanto riferito, l’ispettore generale del Dipartimento di Stato ha esaminato denunce riguardanti il trattamento del personale, i viaggi, i doni e i rapporti d’affari, sebbene i funzionari non abbiano confermato un’indagine formale. La questione centrale rimane quindi irrisolta: se le accuse riflettano una controversia amplificata politicamente o una condotta incompatibile con la rappresentanza degli Stati Uniti all’estero.