Storia
12 ott 2026

Aggiornato il 13/10/2026

L’attacco all’aeroporto di Riyadh mette alla prova la possibilità che Washington trasformi la rappresaglia saudita in una guerra più ampia

Un mortale attacco missilistico attribuito agli Houthi ha spinto l’Arabia Saudita verso la rappresaglia, riaccendendo al contempo il dibattito sul coinvolgimento diretto degli Stati Uniti, sull’escalation regionale e sul costo umano di un’altra campagna in Yemen.

L’attacco all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh ha trasformato il confronto di lunga data in Yemen in una prova più stringente di quanto l’Arabia Saudita — e gli Stati Uniti — siano disposti a spingersi nell’escalation. La disputa immediata non riguarda soltanto la responsabilità, ma anche la possibilità che la rappresaglia allarghi una guerra regionale già in espansione.

Le autorità saudite e funzionari statunitensi hanno attribuito agli Houthi, sostenuti dall’Iran, l’attacco, che secondo una ricostruzione ha causato almeno 12 morti e oltre 300 feriti. Altre notizie hanno indicato un bilancio di 13 o 14 vittime, sottolineando l’incertezza che circonda le cifre iniziali delle vittime. La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha definito l’attacco “un crimine di guerra a tutti gli effetti”, mentre il suo portavoce ha promesso che la coalizione “risponderà con fermezza”.

Anche l’avvertimento degli Houthi è stato intransigente. Il gruppo ha dichiarato che “il peggio deve ancora venire” e ha invitato compagnie aeree, lavoratori aeroportuali e viaggiatori a evitare gli aeroporti sauditi, trasformando l’aviazione civile in un campo di battaglia esplicito. Il segretario di Stato Marco Rubio ha condannato l’attacco definendolo un attentato terroristico che ha ucciso “numerose persone innocenti, tra cui un cittadino americano”.

Gli analisti conservatori interpretano gli attacchi all’aeroporto come parte di una strategia iraniana di “escalation tra domini”, collegando gli attacchi alla pressione statunitense sul settore aeronautico iraniano e sostenendo che i partner di Teheran stiano ampliando la propria portata. Questa tesi mette inoltre in evidenza notizie non provate relative a un’assistenza russa in materia di intelligence e tecnica agli Houthi, presentando l’attacco come un conflitto per procura dalle implicazioni che vanno oltre lo Yemen.

La lettura liberale pone maggiore enfasi su ciò che verrà dopo: i raid aerei sauditi, gli intercettori missilistici ormai ridotti e la possibilità che una partecipazione diretta degli Stati Uniti possa provocare una ripresa degli attacchi Houthi contro le navi in transito nello stretto di Bab al-Mandab. Washington fornisce già intelligence e ha consiglieri militari in Arabia Saudita, ma non ha combattuto direttamente contro gli Houthi. Per questo, l’ipotesi di Trump secondo cui gli Stati Uniti “potrebbero” unirsi alla campagna ha conseguenze che vanno ben oltre l’aeroporto stesso. Entrambe le prospettive concordano sul fatto che l’attacco segni un’escalation; divergono invece sul fatto che si tratti principalmente di un’offensiva iraniana per procura o del risultato prevedibile di una rinnovata intervenzione saudita in Yemen.