Storia
12 ott 2026

L’accordo di Trump sul diesel russo divide i repubblicani tra aiuti energetici e la guerra di Putin

Una prevista spedizione di diesel russo ha scatenato un’insolita reazione repubblicana, con senatori che avvertono che l’accordo potrebbe finanziare la guerra di Putin, mentre gli alleati di Trump descrivono l’opposizione come motivata politicamente.

L’accordo del presidente Donald Trump per importare 800.000 tonnellate di diesel russo ha aperto una profonda frattura tra i repubblicani, contrapponendo la promessa di prezzi del carburante più bassi ai timori che l’intesa convogli denaro verso la macchina bellica di Vladimir Putin.

L’opposizione va oltre la protesta di un singolo senatore. Sei senatori di entrambi i partiti hanno chiesto a Trump di «invertire immediatamente la rotta» sull’accordo, sostenendo che gli acquisti da Mosca fornirebbero entrate alla Russia mentre conduce la guerra contro l’Ucraina. La loro posizione riflette un’argomentazione di sicurezza nazionale: anche se una maggiore disponibilità di carburante potrebbe alleviare l’aumento dei prezzi provocato dai conflitti che coinvolgono Iran e Russia, il beneficio economico arriverebbe al costo di rafforzare un avversario.

Il senatore Thom Tillis, repubblicano della Carolina del Nord, ha sostenuto con maggiore forza la tesi giuridica e umanitaria. Ha dichiarato: «Lo respingo completamente», descrivendo l’invasione russa come «una guerra illegale iniziata dal despota che conosciamo come Vladimir Putin». Tillis ha inoltre sostenuto che l’esenzione dalle sanzioni concessa da Trump potrebbe violare la legge federale e ha avvertito che l’accordo avrebbe «conseguenze letali».

Il contrasto più netto riguarda il modo in cui i critici interpretano lo scopo previsto dell’accordo. Trump ha presentato il diesel russo come uno strumento per alleviare la pressione energetica, una risposta pratica all’aumento dei prezzi secondo i sostenitori dell’intesa. Tillis sostiene invece che Washington dovrebbe affrontare i problemi di approvvigionamento attraverso la politica verso l’Iran e ritenere Putin responsabile delle perturbazioni.

L’emittente conservatrice che riferisce delle critiche del Senato liquida Tillis come un repubblicano anti-Trump in cerca di visibilità durante un tour per promuovere un libro, mentre Tillis afferma che la posta in gioco va ben oltre il conflitto di parte. Ha avvertito che l’intesa potrebbe mettere a rischio vite americane e ha dichiarato che Putin cercherebbe prima o poi di «mettere in imbarazzo o indebolire il presidente Trump». La disputa ruota quindi attorno a una questione fondamentale: se un sollievo energetico immediato giustifichi fare affari con un governo che, secondo i senatori, utilizza quelle entrate per sostenere la propria guerra.

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