Storia
14 ott 2026
Il divieto delle confraternite alla Cornell University rivela una crisi di fiducia nella gestione delle aggressioni sessuali
La Cornell University ha sospeso le feste delle confraternite fino all’anno accademico 2026-27 e ha coinvolto la Polizia di Stato di New York nelle indagini sui reati sessuali nel campus. La decisione affronta le preoccupazioni per la sicurezza, ma mette anche in evidenza le critiche alla precedente risposta dell’università.
La decisione della Cornell University di sospendere le feste delle confraternite fino alla fine dell’anno accademico 2026-27 è al tempo stesso un intervento per la sicurezza pubblica e un’ammissione del fatto che la fiducia nella sua supervisione è crollata.
Il presidente Michael Kotlikoff ha dichiarato che il divieto di feste e altri raduni sociali nelle sedi delle confraternite del Consiglio interconfraternite avrebbe consentito di dedicare tempo a una revisione della vita nelle confraternite e di stabilire «se e come essa possa continuare in sicurezza».1 L’università ha inoltre promesso una politica di «tolleranza zero» per le violazioni, un responsabile per assistere gli studenti che segnalano condotte scorrette e la collaborazione con investigatori della Polizia di Stato di New York formati secondo un approccio attento ai traumi, invece di affidarsi esclusivamente alla polizia del campus.
Le misure fanno seguito alla rabbia suscitata dalla gestione da parte della Cornell University di una causa intentata da una donna identificata come Jane Doe, che sostiene di essere stata aggredita sessualmente da diversi uomini nella sede della confraternita Chi Phi nel 2024. La Cornell University ha espulso due studenti accusati, mentre ad altri è stato consentito di tornare dopo aver scritto saggi, partecipato a workshop o scontato brevi sospensioni. A livello locale non sono state presentate accuse penali, rafforzando la percezione che il processo interno dell’università avesse prodotto conseguenze disuguali.
La governatrice di New York Kathy Hochul ha dichiarato che la polizia e i procuratori locali avevano «fallito» Jane Doe e ha nominato la procuratrice generale Letitia James procuratrice speciale. James potrebbe presentare le prove a un gran giurì, sebbene due imputati abbiano contestato la nomina.1
La versione liberal sottolinea la responsabilità istituzionale, il sostegno alle sopravvissute e i limiti delle indagini condotte dalle università. La versione conservatrice non offre argomentazioni né ricostruzioni fattuali separate, oltre a presentare il provvedimento come una sospensione «nel pieno di una controversia sulle aggressioni sessuali».2 La sovrapposizione è significativa: tra le prospettive disponibili, la controversia immediata riguarda meno il fatto che la Cornell University abbia agito e più il fatto che lo abbia fatto solo dopo le pressioni dell’opinione pubblica — e se un divieto temporaneo possa ricostruire la fiducia in un sistema accusato di minimizzare accuse gravi.