Storia
15 ott 2026
Il caso DOGE davanti alla Corte Suprema contrappone la trasparenza del governo alla segretezza presidenziale
I giudici dovranno decidere se DOGE debba divulgare i documenti richiesti da un gruppo di controllo, mettendo alla prova fino a che punto possa estendersi la riservatezza dell’esecutivo quando una task force non eletta esercita poteri di governo.
La Corte Suprema si prepara ad arbitrare un conflitto democratico fondamentale: se il pubblico possa esaminare una potente iniziativa governativa di riduzione dei costi o se i consiglieri presidenziali possano sottrarre il loro lavoro al controllo pubblico.
Il caso, U.S. DOGE Service v. U.S. District Court for the District of Columbia, nasce da una richiesta ai sensi del Freedom of Information Act presentata da Citizens for Responsibility and Ethics in Washington per ottenere l’organigramma di DOGE, le dichiarazioni finanziarie e le prove della sua autorità. CREW sostiene che DOGE abbia agito come qualcosa di più di una semplice unità presidenziale consultiva: avrebbe ordinato licenziamenti, annullato contratti e cercato di accedere a sistemi governativi sensibili e, pertanto, dovrebbe essere soggetta alla legge sui documenti pubblici.1
L’amministrazione vede la controversia in modo diverso. Sostiene che DOGE sia ospitata presso l’Executive Office of the President e che costringere i funzionari a divulgare raccomandazioni interne esporrebbe indebitamente le deliberazioni presidenziali. Il Solicitor General D. John Sauer ha avvertito che la sentenza del tribunale di grado inferiore «interferisce con l’autonomia e la riservatezza dei consiglieri presidenziali» e potrebbe incoraggiare onerose richieste di acquisizione di prove nei confronti delle amministrazioni future.1 Questa posizione coincide con l’impostazione conservatrice del caso, presentato come una questione riguardante la possibilità per il presidente Trump di tenere i documenti di DOGE lontani dal pubblico.2
La Corte ha già manifestato preoccupazione per l’ingerenza giudiziaria nelle comunicazioni dell’esecutivo. Tuttavia, dopo aver ridimensionato le proprie richieste, CREW ha ottenuto il permesso di cercare informazioni sulla struttura, sulle direttive e sull’autorità indipendente di DOGE. La distinzione è centrale: il gruppo di controllo cerca prove per stabilire se il FOIA sia applicabile, mentre l’amministrazione sostiene che autorizzare l’acquisizione di prove equivarrebbe di fatto a consegnare i documenti prima che la questione giuridica sia risolta.
La posta in gioco va oltre DOGE. La task force ha contribuito a promuovere drastici tagli al personale e cancellazioni di contratti, mentre il suo accesso a banche dati sensibili ha accresciuto le preoccupazioni sulla responsabilità. La decisione definitiva dei giudici potrebbe stabilire se la riservatezza dell’esecutivo rimarrà una protezione circoscritta o diventerà un ostacolo alle indagini sulle iniziative presidenziali che esercitano un potere governativo sostanziale.